«Non si considerino solo i costi»

Sulla possibilità di riorganizzare i licei padovani, dibattito aperto da qualche giorno in città, interviene anche Sebastiano Arcoraci, già assessore provinciale all’Istruzione e Biblioteche: «In questi giorni sulla stampa è uscita la notizia che a causa di un nuovo provvedimento della Regione che modifica i criteri del dimensionamento scolastico, il prestigiosi licei padovani, Tito Livio, Fermi e Nievo rischiano l’accorpamento. Ebbene personalmente, anche come ex assessore Provinciale alla Pubblica Istruzione, competente per materia, mi dichiaro contrario a tale eventuale provvedimento, perché non solo snaturerebbe la storica conformazione della organizzazione scolastica della città, da sempre vanto ed eccellenza d’Italia, ma cancellerebbe di fatto esperienze originali e creative, che fanno di questi Istituti un modello spesso copiato da altre realtà del nostro Paese».
«Non si può tagliare con l’accetta ogni ramo ritenuto poco produttivo solo su una base numerica, spesso poco rispondente ai bisogni delle famiglie padovane e alla singola specifica realtà territoriale. Far prevalere una logica solo economica vuol dire oltretutto comprimere l’autonomia scolastica, bene tutelato e confermato anche dalle recenti riforme scolastiche, oltremodo prezioso per dare spazio a sperimentazioni positive, nuove idee nel campo della formazione e buone prassi nel ciclo educativo delle superiori», continua.
Per affrontare il problema ricorda un provvedimento già preso in passato insieme alle scuole coinvolte: «Peraltro tale problema non è nuovo ma può essere affrontato in altri modi, come ad esempio, si fece, come Provincia, anni addietro, compiendo una scelta diversa. Nel 2002 si pose infatti analogo problema con l’istituto tecnico per geometri Giovanbattista Belzoni, che a causa di un minor numero di iscritti rispetto a quanto richiesto dal piano di dimensionamento scolastico, rischiava di essere accorpato con altro Istituto. Ebbene, insieme alla preside del tempo e ad alcuni docenti illuminati, si individuò, sfruttando il principio dell’autonomia scolastica, la soluzione di un nuovo indirizzo nel settore Edilizio e Urbanistico, attraverso anche una grande campagna di comunicazione, riuscendo nel giro di due anni ad aumentare di gran lunga il numero richiesto».
«D’altronde anziché continuare a costruire classi pollaio di 30 allievi, non sarebbe sbagliato pensare a classi meno affollate, di 20- 22 allievi, così da poter gestire più agevolmente una classe, oltre che realizzare appieno quel diritto allo studio garantito dalla Costituzione, spesso solo enunciato e difficilmente raggiungibile con numeri enormi. D’altronde in Europa le classi nell’high school hanno una composizione media di 21 allievi, dunque perché non allinearci alle migliori tradizioni dei licei americani, inglesi o francesi?».
«La spending review non sia il vangelo, specie in un settore, come l’Istruzione e la Sanità, dove sull’altare delle sole cifre, si è consumata in questi anni la peggiore sconfitta di un Paese che da sempre è all’avanguardia nei due nevralgici settori. Il nuovo Assessore all’istruzione della Provincia di Padova e quello del Comune ascoltino dunque questo appello e desistano dai loro propositi.La Padova della Istruzione e i suoi cittadini aspettano dunque da loro nuove soluzioni e tutele. D’altronde ridimensionare un Istituto in cui fu allievo l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarebbe uno schiaffo alla memoria. Non solo, anche Tito Livio, solo a sentir parlare di accorpamento, si rivolterebbe nella tomba e immagino che Enrico Fermi e Ippolito Nievo non sarebbero da meno», conclude.
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