La legge di Lidia Poët lascia Netflix e arriva su Rai 1: quando vedere gratis la serie con Matilda De Angelis
Dall’1 al 9 settembre, Rai 1 porta in prima serata una delle serie più apprezzate della produzione italiana recente: La legge di Lidia Poët, il racconto serializzato che ha conquistato il pubblico di Netflix e che ora approda in chiaro per raggiungere un pubblico ancora più vasto. Tre prime serate evento per sei episodi che intrecciano crime investigativo, ricostruzione storica e una protagonista che ha sfidato il suo tempo.
La programmazione è strutturata in modo da mantenere alta la tensione narrativa: martedì 1 settembre andranno in onda i primi due episodi, seguiti dagli episodi 3 e 4 l’8 settembre, con il gran finale il 9 settembre che presenterà gli ultimi due capitoli della prima stagione. Una scelta che permette al pubblico generalista di immergersi completamente nella Torino di fine Ottocento e nelle vicende di una donna straordinaria. Matilda De Angelis veste i panni di Lidia Poët, figura storica realmente esistita e prima donna italiana ad aver ottenuto l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati.
Un traguardo che però le venne strappato via con la stessa rapidità con cui era stato conquistato: una sentenza della Corte d’Appello la costrinse a rinunciare alla toga solo perché donna, in un’epoca in cui il diritto di esercitare la professione forense era negato all’universo femminile per principio. Ma Lidia Poët non è il tipo di persona che si arrende davanti alle ingiustizie. Costretta formalmente a lasciare la professione, continua a mettere il suo talento e la sua intelligenza al servizio della giustizia, collaborando con lo studio legale del fratello Enrico.
La serie è una produzione Groenlandia, creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, che hanno curato anche la sceneggiatura insieme a Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo. La struttura narrativa bilancia sapientemente due livelli: da una parte, ogni episodio presenta un’indagine autoconclusiva, con misteri da risolvere e criminali da smascherare, secondo i canoni del crime procedurale che tanto piace al pubblico televisivo. Dall’altra, c’è il filo rosso della battaglia personale di Lidia per l’emancipazione e il riconoscimento dei propri diritti, una narrazione che attraversa l’intera stagione e che parla direttamente ai valori contemporanei.
La Torino ricostruita sullo schermo è una città elegante e misteriosa, lontana dagli stereotipi della ricostruzione storica polverosa. La regia di Matteo Rovere e Letizia Lamartire coniuga rigore filologico e linguaggio visivo moderno, creando un’ambientazione che risulta credibile senza rinunciare a un respiro cinematografico capace di catturare anche lo spettatore meno interessato al genere in costume. Le location piemontesi diventano protagoniste silenziose, restituendo l’atmosfera di un’epoca di grandi trasformazioni sociali, quando l’Italia post-unitaria si confrontava con le contraddizioni del progresso e della modernità.
Il cast che affianca Matilda De Angelis comprende Eduardo Scarpetta nel ruolo del fratello Enrico, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro, Sinéad Thornhill e Dario Aita. Personaggi che popolano un mondo fatto di salotti borghesi e vicoli oscuri, di processi in tribunale e indagini clandestine, dove le convenzioni sociali sono rigide ma iniziano a mostrare le prime crepe. Quello che rende La legge di Lidia Poët particolarmente efficace è la capacità di raccontare una storia di emancipazione femminile senza cadere nella retorica, utilizzando invece gli strumenti del genere investigativo per rendere la protagonista attiva, brillante, capace di risolvere enigmi che sfuggono ai suoi colleghi maschi.
L’ironia che attraversa molte scene alleggerisce la narrazione senza sminuirne la portata, mentre i momenti più drammatici restituiscono la durezza di un’epoca in cui le donne dovevano lottare per diritti che oggi consideriamo fondamentali. La scelta di Rai 1 di portare in prima serata questa produzione testimonia la volontà di offrire al pubblico generalista contenuti di qualità, capaci di intrattenere senza rinunciare alla profondità. Una serie che parla di ieri ma risuona fortemente con l’oggi, che usa il crime come veicolo per raccontare temi universali come l’uguaglianza, la libertà, il coraggio di opporsi a un sistema che vuole relegarti ai margini.
La figura di Lidia Poët, del resto, non è solo un personaggio da fiction. La sua battaglia legale per il riconoscimento del diritto di esercitare la professione forense è parte della storia del movimento per i diritti delle donne in Italia, un percorso lungo e faticoso che ha richiesto decenni prima di portare a risultati concreti. Raccontare la sua storia significa anche fare memoria di tutte quelle donne che hanno aperto la strada, spesso pagando un prezzo personale altissimo, per garantire alle generazioni successive libertà che un tempo sembravano impossibili.
La legge di Lidia Poët approda dunque su Rai 1 dopo il successo ottenuto sulla piattaforma streaming, confermando che le storie ben scritte, interpretate con passione e girate con cura trovano sempre il loro pubblico, indipendentemente dal canale di distribuzione. Dall’1 al 9 settembre, tre appuntamenti da non perdere per chi ama il crime intelligente, le protagoniste forti e le storie che sanno emozionare parlando di giustizia, determinazione e libertà.
Source link




