Basilicata

Febbre, il cinema “coloniale” di Corrado Alvaro

“L’avventura del cinematografo con Corrado Alvaro” il libro dal quale prende spunto la nostra rubrica che racconta ogni settimana uno di questi cineromanzi: oggi protagonista è Febbre


Il 2026 segna il settantesimo anniversario della scomparsa di Corrado Alvaro, una delle voci più alte della letteratura italiana del Novecento e il più grande scrittore che la Calabria abbia dato al Paese. Romanziere, narratore, giornalista, saggista e drammaturgo, Alvaro fu anche uomo di cinema: uno sceneggiatore raffinato, autore di soggetti e sceneggiature che rappresentano una pagina ancora poco esplorata della sua vasta produzione.

È proprio questo volto meno noto dello scrittore di San Luca che la Cineteca della Calabria ha riportato all’attenzione con il volume L’avventura del cinematografo con Corrado Alvaro. Cineromanzi 1936-1950, curato da Eugenio Attanasio. Il libro raccoglie una selezione dei cineromanzi tratti dai film ai quali Alvaro collaborò, restituendo il fascino di una stagione di intenso dialogo tra letteratura e cinema, accompagnando il pubblico in un’Italia sospesa tra modernità e memoria. Da queste pagine prende avvio anche il percorso della nostra rubrica. Per tutta l’estate, ogni settimana, racconteremo uno di questi cineromanzi, seguendo il filo delle storie e dei loro protagonisti in un viaggio attraverso il cinema italiano degli anni fra le due guerre, alla riscoperta di un Corrado Alvaro sorprendente e ancora tutto da conoscere.

FEBBRE, 1943, LUNOMETRAGGIO DI PRIMO ZEGLIO

Il film che abbiamo scelto questa settimana è Febbre, del 1943, secondo lungometraggio di Primo Zeglio, regista poliedrico che esordisce nel cinema dapprima come scenografo e, successivamente, come aiuto regista di Duilio Coletti. Dopo essersi dedicato anche alla sceneggiatura di diverse produzioni, Zeglio intraprende la carriera di regista, che proseguirà per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, cimentandosi con una grande varietà di generi cinematografici. In questo film – soggetto e sceneggiatura sempre di Corrado Alvaro – affronta la storia di Saverio e Paolo, amici e soci in affari che hanno costruito insieme una fiorente società commerciale.

Quando si presenta l’occasione di espandere l’attività, Saverio decide di partire per l’Africa alla ricerca di nuovi mercati. Durante il viaggio, colpito da una grave malattia, è costretto a prolungare la sua permanenza molto oltre i tempi previsti. In sua assenza, Paolo prende progressivamente il controllo della società, approfittando della lontananza dell’amico. Tornato finalmente a casa, Saverio scopre di aver perso tutto: l’amico non solo si è impossessato della sua parte della società, ma è riuscito anche a conquistare la sua fidanzata.

Ferito e umiliato, Saverio decide di vendicarsi uccidendolo. Ma, proprio quando sta per compiere il gesto irreparabile, l’incontro con una giovane donna lo spinge a fermarsi. Anche lei, in passato, è stata sedotta e abbandonata da Paolo. Quando l’uomo viene trovato morto, tutti gli indizi sembrano convergere su Saverio che viene arrestato e rischia di essere condannato per un delitto che non ha commesso. A questo punto la giovane donna decide di confessare: è stata lei ad uccidere, accecata dalla rabbia e dall’umiliazione.

PER LA CRITICA: BENE IL SOGGETTO DI ALVARO, MENO LA REALIZZAZIONE DI ZEGLIO

Girato a Madrid come coproduzione Italo-Ispanica, in doppia versione, il film è accolto tiepidamente dalla critica del tempo che trova interessante il soggetto di Alvaro ma mediocre la realizzazione di Zeglio. La pellicola può essere ricondotta al filone del cinema “coloniale” italiano, un genere che tra gli anni Trenta e Quaranta contribuisce a costruire e diffondere un immaginario dell’Africa e dell’esperienza coloniale fatta di esotismo, pericolo e alterità.

Ad interpretare il ruolo di Marga, scelta Paola Barbara, attrice dotata di una notevole sensibilità drammatica ed al tempo stesso caratterizzata da una grande versatilità, capace di cimentarsi in ruoli differenti. L’attrice si impone al grande pubblico interpretando soprattutto figure femminili che, a causa di un destino avverso e di incontri con gli uomini sbagliati, finiscono per smarrire la propria strada. Lontana dalla politica, la Barbara non è mai stata una delle dive del regime.


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