«Non ho più motivi per restare, perché i dirigenti hanno accettato di subire il commissariamento? – Cronache Fermane

Paolo Nicolai
Non certo un fulmine a ciel sereno. Che l’ex segretario provinciale del Pd, Paolo Nicolai, avesse intenzione di lasciare il partito era cosa ormai abbastanza nota. Meno la tempistica: ovvero quando annunciare il definitivo strappo con i dem. Qualcuno sperava forse in un ripensamento da parte di uno degli esponenti di spicco del Pd fermano negli ultimi anni. Ripensamento che non c’è stato e che oggi un post di fatto esclude possa esserci in futuro. Lontano dal percorso che il partito ha intrapreso, forse anche da alcune priorità che si è dato negli ultimi tempi, sempre più distante dalle scelte nazionali e poi locali, Nicolai ha annunciato l’uscita dal Pd ma non dal centrosinistra. Non aveva gradito la scelta della candidata sindaca di Fermo ma aveva sempre lavorato, magari lontano dai riflettori, per un successo alle urne della coalizione che si batteva contro Scarfini. Finito il mandato in Consiglio aveva scelto di non ricandidarsi e da segretario aveva subito rimesso il mandato dopo la sconfitta elettorale nel 2020 quando fu proposta dal candidatura a primo cittadino di Renzo Interlenghi.
«In questa calda estate si conclude il mio percorso all’interno del Partito Democratico, pur rimanendo saldamente e idealmente nel campo del centrosinistra -scrive Nicolai nel post- non c’è nulla di personale né di drammatico: è semplicemente evidente che, ormai da troppo tempo, il PD non è più quel contenitore capace di accogliere le diverse anime dello schieramento liberale e progressista. Ovviamente rispetto tutti gli amici che lascio nel partito e che, giustamente, continuano a credere convintamente nel progetto. Non mi dilungo sulle motivazioni della mia uscita: se a qualcuno interessano, le avevo già esplicitate quando ho lasciato gli organismi dirigenti qualche anno fa e purtroppo non sono cambiate. Per coerenza con chi mi aveva espresso la propria preferenza, ho aspettato di concludere il mio mandato da consigliere eletto nelle file dei Dem da coordinatore, valutando poi la mia permanenza, che non trovava più alcuna motivazione. Posso dire di essere uno di quelli che se ne va proprio per una convinzione maturata sulla situazione attuale dei contenuti espressi; non ho mai chiesto posti o candidature, anzi, probabilmente spesso le ho anche evitate».
Ed ancora. «Vorrei però lasciare le ultime ed uniche considerazioni sullo stato del PD locale; a pochi mesi dalle elezioni comunali, ho vissuto un commissariamento provinciale davvero anomalo e secondo me ingiustificato. Per il rispetto che nutro verso gli autorevoli esponenti del nostro partito sul territorio, fatico a comprendere come un consigliere regionale al terzo mandato o un senatore alla terza legislatura (che, seppure non eletto nel Fermano, è da sempre un punto di riferimento per molti militanti della federazione) personalità che, lo dico con estrema sincerità, hanno la capacità, l’autorevolezza ed il ruolo per gestire il partito, abbiano accettato di subire sopra le proprie teste e senza giustificazioni degne la “governance” affidata ad un segretario straordinario di Rimini. Quest’ultimo fa ovviamente ciò che deve fare, dicono pure con una certa veemenza: se a questi stessi esponenti la situazione sta bene, dovrebbero allora rivedere il loro ruolo di classe dirigente. Allo stesso modo anche il “nuovissimo” segretario regionale dovrebbe occuparsi subito di rimuovere il commissario, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Tutto tace».
Infine un flash sulle recenti elezioni comunali a Fermo. «Il PD ha ottenuto in termini percentuali gli stessi voti di sei anni fa, ma in condizioni decisamente più favorevoli, ovvero con un campo largo unito, Calcinaro non direttamente in campo ed una destra spaccata. Nel 2020, allora ero segretario, avevo sostenuto la candidatura di servizio di Renzo Interlenghi (che ringrazio ancora) e, dopo il risultato, avevo rassegnato immediatamente le mie dimissioni. Non sto qui a giudicare od a puntare il dito, né a dire cosa sarebbe stato meglio fare o a chiedere la testa di qualcuno: sono della linea di chi non si impegna in una tornata elettorale, come ho fatto io, non deve neppure giudicare ed intervenire se si è stati dirigenti di partito. Però, lo dico per il futuro, credo che le scelte — seppure condivise e collegiali — prossimamente andrebbero valutate alla luce dei risultati avuti. Altrimenti vige il principio freudiano della coazione a ripetere. Auguro comunque il meglio al partito, a cui sono ovviamente affezionato perché nella nostra provincia ci sono militanti seri, appassionati e disinteressati. Non escludo che in futuro ci saranno occasioni di incontro».
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