Giustizia, aumentano le pene pecuniarie e cresce il gettito
Segnali incoraggianti arrivano sul versante delle pene pecuniarie con l’applicazione della riforma Cartabia. A metterlo nero su bianco è il ministero della Giustizia nella relazione sullo stato di esecuzione delle pene pecuniarie presentata al Parlamento, la prima che permette di fare il punto con un minimo di solidità sull’efficacia delle novità.
Cosa prevede la riforma Cartabia
La riforma, che si applica ai reati commessi a partire dal 30 dicembre 2022, punta da un lato a incrementare il ricorso alle pene pecuniarie, in una complessiva revisione dell’intero sistema sanzionatorio dove il carcere è meno centrale, dall’altro a sostituire al tradizionale modello civilistico (il credito per pena pecuniaria veniva considerato come generico credito erariale, da incassare attraverso riscossione con ruolo, quindi con emissione di cartella di pagamento da parte dell’agente della riscossione) un diverso meccanismo ricalcato piuttosto su quello dell’esecuzione della pena detentiva.
Così, per effetto della riforma, il mancato pagamento della pena pecuniaria, superato il termine indicato nell’ordine di esecuzione del Pm, conduce alla conversione in una misura di limitazione della libertà personale, diversa a seconda che il mancato pagamento sia volontario (colpevole) oppure dovuto a insolvibilità del condannato. La conversione non è quindi più limitata all’ipotesi dell’insolvibilità, e può portare il condannato in carcere, in regime di semilibertà, o, a seconda dei casi, in detenzione domiciliare o al lavoro di pubblica utilità.
Il nodo dell’inefficacia
L’obiettivo è quello di restituire effettività a una tipologia di sanzione penale che storicamente sconta tassi di inefficacia assai elevati. Nel vecchio sistema, infatti, la percentuale di pene pecuniarie riscosse, a fronte di quelle affidate ad Equitalia Giustizia, al netto delle pene sospese, nel periodo 2019-2025 si è sempre aggirata in misura inferiore al 5 per cento. Nel 2025 il trascinamento del vecchio sistema registra una percentuale dell’1,26%, uno dei valori più bassi dell’intera serie, pur in presenza di un volume di carichi affidati sostanzialmente stabile.
I nuovi dati
Ora i dati comunicati dal ministero permettono di verificare il primo impatto della riforma. Innanzitutto con un significativo aumento delle condanne alla pena pecuniaria, dove emerge che sia nel 2024 sia nel 2025 si è totalizzato un numero di condanne (e correlativo importo finanziario) notevolmente superiore al numero di condanne inflitte nel corso di tutto il 2023: le sentenze sono passate da 5.325 a 15.853 e 16.866 e i decreti da 2.804 a 10.481 e 5.834.
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