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Debito pubblico USA supera 40.000 miliardi di dollari

Con un debito pubblico che ha appena superato i 40mila miliardi di dollari, il livello più alto dal secondo dopoguerra, i mercati non si accontentano più delle rassicurazioni del Tesoro Usa. I Treasury americani hanno infatti rapidamente cancellato i guadagni seguiti all’annuncio del raddoppio del programma di riacquisto dei titoli a lunga scadenza. Il mercato non sembra convinto dalla strategia con cui Scott Bessent punta a rafforzare la liquidità dei bond e a contenere la corsa dei rendimenti: quello del trentennale è tornato a salire di sei punti base, al 5,26%, e un movimento simile si è registrato sul decennale. La reazione degli investitori ha costretto il segretario al Tesoro ad aprire alla possibilità di rafforzare il piano di buyback ben oltre i 4 miliardi di dollari inizialmente preventivati e annunciare un’imminente stretta sui conti pubblici: “Probabilmente tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima” l’amministrazione presenterà “misure di consolidamento fiscale“, ha detto Bessent.

Il nodo resta il debito

A preoccupare gli investitori è soprattutto la traiettoria della finanza pubblica americana. La soglia dei 40mila miliardi è stata superata con largo anticipo rispetto alle previsioni dell’Ufficio di bilancio del Congresso, che indicava il 2028 come anno in cui il debito avrebbe raggiunto quella cifra. Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro, il debito è cresciuto di mille miliardi di dollari negli ultimi cinque mesi. La spesa federale continua a superare le entrate, complici l’annullamento di alcuni dazi, i tagli fiscali a favore dei più ricchi e l’aumento della spesa militare. A questo si aggiunge un circolo vizioso: la maggiore spesa per interessi alimenta a sua volta il deficit, rendendo più costoso rifinanziare il debito esistente.

Come riporta il Washington Post, il calo delle entrate ha costretto il Tesoro ad accelerare il ritmo dell’indebitamento, riaprendo lo spettro di una nuova battaglia sul tetto del debito federale. Sei mesi fa il Congressional budget office stimava che l’indebitamento totale avrebbe toccato un massimo di 39.400 miliardi di dollari nell’anno fiscale in corso, che si chiude il 30 settembre; lunedì il Tesoro ha invece comunicato che il debito si attesta già a 39.900 miliardi. “Solo quest’anno gli Stati Uniti sono sulla buona strada per contrarre oltre 2.000 miliardi di dollari di nuovo debito per far fronte ai propri impegni, tra cui le spese legate alla guerra in Iran e agli ampi tagli fiscali approvati dai repubblicani nel 2025”, scrive il New York Times.

Le promesse disattese

Eppure, ricorda ancora il Nyt, Donald Trump aveva promesso di riportare i conti pubblici in ordine: durante la campagna del 2016 dichiarò che avrebbe azzerato il debito pubblico entro otto anni. Da allora la cifra è invece raddoppiata. “Durante il suo secondo mandato, le principali iniziative di Trump per ridurre la spesa e aumentare le entrate non si sono concretizzate”, scrive il quotidiano. Il Department of Government Efficiency (Doge), guidato in un primo momento da Elon Musk, aveva promesso una riduzione della spesa federale di mille miliardi di dollari: i risparmi effettivi si fermano finora a poco più di 200 miliardi, una stima che il Government Accountability Office ha giudicato inaffidabile e poco trasparente.

Anche l’altra leva su cui l’amministrazione contava per aumentare le entrate, i dazi, si è in parte rivelata inefficace: alcuni sono stati dichiarati illegali dalla Corte Suprema, costringendo il governo federale a rimborsare oltre 160 miliardi di dollari alle aziende che li avevano già versati.

I tagli fiscali di Trump

Bessent, in un’intervista a Newsmax, ha ammesso che l’obiettivo di ridurre il rapporto deficit/pil dal 6% al 3% entro il 2028 sta andando nella direzione sbagliata, soprattutto a causa dei rimborsi sui dazi e delle spese legate alla guerra con l’Iran che hanno fatto lievitare la spesa militare e i prezzi dell’energia. Il rendimento dei Treasury americani a 30 anni ha raggiunto questa settimana il livello più alto in quasi vent’anni, traducendosi in costi di finanziamento più alti per consumatori e imprese già alle prese con l’inflazione. Ma a pesare sul debito pubblico sono anche le misure che negli ultimi decenni hanno ridotto le tasse e aumentato la spesa, dal Tax Cuts and Jobs Act del 2017 all’One Big Beautiful Bill Act del 2025 , fino ai provvedimenti per contrastare la pandemia di Covid-19 a cavallo tra le amministrazioni Trump e Biden.

Le guerre, lo scoppio della bolla delle società dot-com e i tagli alle tasse, sottolinea il Wall Street Journal, “hanno portato i conti pubblici fuori rotta nei primi anni 2000. La recessione del 2007-2009 ha accelerato ulteriormente questa tendenza, riducendo le entrate fiscali e spingendo il governo ad adottare programmi di stimolo economico, così come accaduto durante la pandemia di Covid-19. Nel frattempo, l’invecchiamento della popolazione ha comportato un aumento della spesa per Medicare e Social Security. Le entrate, però, non sono cresciute allo stesso ritmo, anche perché i legislatori hanno ripetutamente approvato e prorogato tagli fiscali”. Guardando al futuro, “se continuerà l’attuale traiettoria arriveremo a 50.000 miliardi di dollari di debito tra appena sei anni. Se guardiamo indietro, meno di dieci anni fa eravamo a 20.000 miliardi”, dice Michael Peterson, amministratore delegato della Peter G. Peterson Foundation, che monitora la situazione delle finanze pubbliche: “Stiamo davvero mettendo a rischio la nostra economia e il futuro del nostro Paese”.


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