Veneto

i test dicono che il marito e la figlia sopravvissuta non sono stati esposti al veleno

Gli esami eseguiti a Berlino hanno escluso la presenza di tracce di ricina nel sangue di Gianni Di Vita e della figlia diciottenne, Alice. I campioni, prelevati il 1° luglio, sono stati analizzati dal Robert Koch Institute, che ha fornito alla Procura di Larino la conferma dell’assenza di esposizione al potente veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita.

Il risultato tedesco rafforza quanto già evidenziato dal Centro antiveleni di Pavia, ma soprattutto chiude un punto critico nelle indagini. In passato gli accertamenti su Gianni avevano dato esito negativo, ma non erano stati ritenuti conclusivi a causa di problemi nella conservazione dei campioni. Le analisi condotte a Berlino, secondo fonti qualificate, hanno sfruttato tecniche in grado di individuare segnali di esposizione anche a distanza di mesi.

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La Procura aveva chiesto al Robert Koch Institute verifiche specifiche per rilevare eventuali anticorpi prodotti dall’organismo in risposta alla ricina. Anche questi accertamenti hanno dato esito negativo. L’istituto tedesco è riconosciuto a livello internazionale per gli studi su agenti tossici e malattie infettive, e il suo intervento ha permesso di completare l’esame biologico su due persone finora al centro delle indagini.

Il caso ha avuto una rapida evoluzione dopo i decessi di madre e figlia, avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre e seguiti a ricoveri in condizioni gravissime presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso. In un primo momento i medici avevano ipotizzato un’intossicazione alimentare. Solo settimane dopo, grazie agli approfondimenti del Centro antiveleni di Pavia e al confronto con banche dati specialistiche, venne individuata la presenza di ricina.

A quel punto la Procura di Larino mutò rotta, archiviando l’ipotesi della responsabilità medica e aprendo un fascicolo per duplice omicidio premeditato, attualmente a carico di ignoti. Le indagini si sono concentrate sui contatti più stretti delle vittime e sugli ultimi giorni di vita di Antonella e di Sara, con diversi testi già sentiti dagli investigatori.

Negli ultimi giorni la procuratrice Elvira Antonelli ha proceduto a un nuovo interrogatorio di Alice Di Vita. La giovane è la sorella maggiore di Sara e figlia di Antonella e Gianni; la sua testimonianza rimane uno dei tasselli investigativi. Con i risultati di Berlino ora si può escludere che lei e il padre abbiano subìto un’esposizione alla tossina, ma resta aperta la domanda fondamentale: chi ha somministrato la ricina e in quali circostanze.


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La ricina è un composto naturale ricavato dai semi di ricino e non rientra nelle verifiche tossicologiche di routine effettuate nei pronto soccorso. Per questo motivo la sua identificazione richiede laboratori specializzati e confronti con database dedicati, come è avvenuto a Pavia. Nei casi clinici la rilevazione può essere complessa e, come dimostrato dall’evoluzione dell’indagine, dipende anche dalle modalità di conservazione dei campioni.

Gli inquirenti proseguiranno ora con gli accertamenti sulle relazioni familiari e sui contatti delle vittime, cercando riscontri che colleghino una somministrazione intenzionale della sostanza alle persone circolate attorno ad Antonella e Sara. Al momento padre e figlia sopravvissuti non risultano essere stati esposti alla ricina: resta ancora da chiarire chi abbia causato la morte della madre e di una figlia.


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