Piemonte

la denuncia della torinese Cioria riaccende il dibattito sull’overtourism

TORINO – La denuncia pubblica di Ludovica Cioria, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino ed esponente del Partito Democratico, ha riaperto un fronte di discussione caldissimo che tocca da vicino le vacanze di migliaia di famiglie italiane.

Il racconto di una serata trascorsa a Orvieto con il compagno e le figlie si è trasformato nell’emblema di una distorsione sempre più marcata nei centri a forte vocazione turistica, dove le logiche di profitto rischiano di sopraffare l’accoglienza più elementare.

Secondo quanto ricostruito dall’amministratrice torinese, tre locali avrebbero rifiutato l’ingresso alla famiglia nella fascia oraria tra le 19:00 e le 19:30 nonostante la presenza di tavoli liberi, mentre un quarto esercizio avrebbe stipato quattro persone in una postazione da due, a fianco di un tavolo analogo dove sedeva una coppia con sedia riservata al proprio cane.

La riflessione

Al centro della riflessione di Cioria non c’è una recriminazione verso gli animali d’affezione, bensì un affondo contro gli effetti degenerativi dell’overtourism e la mercificazione totale degli spazi urbani:

«Questo è il mondo che stiamo creando, dove anche per mangiare è una gara, dove vince solo chi paga di più, dove i bambini sono un problema perché consumano troppo poco, dove un cane sta seduto e due bambine devono farsi piccole per non disturbare. Il problema è l’overtourism che rende le città inaccessibili e inospitali perché dominate esclusivamente dalle logiche commerciali».

La vicenda ha scatenato centinaia di reazioni e testimonianze simili lungo tutta la Penisola, attirando anche il contrattacco politico dell’ex consigliere comunale torinese del M5S Vittorio Bertola, che ha liquidato l’episodio come una pretesa fuori luogo priva di prenotazione.

Al di là delle schermaglie politiche, la vicenda evidenzia un fenomeno concreto che investe tanto le città d’arte quanto i borghi storici del Piemonte, dalle Langhe ai laghi: l’eccesso di pressione turistica rischia di trasformare il tessuto dell’ospitalità in un modello selettivo ed escludente, dove la presenza dei nuclei familiari e dei residenti viene vissuta come un intralcio alla massimizzazione dello scontrino medio.

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