Umbria

Nuovo ospedale, università e acciaierie: a Terni tre sfide per rigenerare la comunità

di Riccardo Marcelli*

Terni si trova davanti a tre snodi strategici che non possono essere affrontati con l’ennesima stagione di contrapposizioni. Tre decisioni che rischiano di cambiare il futuro industriale, sanitario e formativo del territorio. Ora tocca alla comunità ternana, ai partiti politici, alle istituzioni, alle parti sociali, alle imprese e alla cittadinanza costruire una convergenza piuttosto rapida, dopo un dibattito serio ma non dilatato, per trasformare queste opportunità in risultati concreti.

Le tre questioni – nuovo ospedale, dipartimento universitario e accordo di programma per le acciaierie – non sono semplici dossier amministrativi, potrebbero rappresentare tre pilastri di futuro per la città ma anche per la regione. Tre scelte che ridisegneranno la qualità della vita, l’attrattività del territorio, la tenuta industriale e sociale dell’Umbria meridionale.

La prima sfida è quella del nuovo ospedale, un’opera che riguarda la dignità delle persone, la sicurezza dei lavoratori, la capacità di garantire cure moderne e accessibili. Terni attende da anni una struttura adeguata alla complessità del suo bacino. Ora che la Regione ha indicato un percorso, la città deve evitare di trasformare la discussione in un derby di posizioni. Serve un confronto rapido, trasparente, e poi una decisione condivisa, partecipata. Perché la salute degli umbri non può aspettare.

La seconda sfida è il Dipartimento universitario, un investimento che può finalmente colmare un vuoto storico: Terni ha bisogno di giovani, di ricerca, di competenze che restino sul territorio. L’Università non è un ornamento, è un motore di sviluppo. È ciò che permette a un territorio ancora a forte legame manifatturiero di innovare, attrarre imprese, generare futuro. Anche qui, la città deve scegliere l’unità: importa che l’idea diventi realtà.

La terza sfida è relativa al capitolo energia dell’accordo di programma sulle Acciaierie, l’oro blu, come è stato definito, cuore pulsante dell’identità produttiva ternana. La gestione futura del Sistema idroelettrico umbro rappresenta il punto più delicato, perché riguarda lavoro, investimenti, sostenibilità, sicurezza, prospettive industriali. La Regione ha aperto un percorso. Ma questo percorso richiede una città compatta, capace di parlare con una sola voce quando si tratta di difendere il lavoro e rilanciare la produzione sostenibile avendo chiari gli obiettivi di tutti gli attori interessati.

In questo quadro è indispensabile che Regione, Comune di Terni e attori politici del territorio dialoghino senza tatticismi, con senso istituzionale e responsabilità. Le comunità crescono quando le istituzioni collaborano, non quando si guardano in cagnesco. La città ha bisogno di una regia condivisa, di un metodo stabile, di un tavolo permanente che discuta, anche animatamente, capace di evitare sovrapposizioni e conflitti inutili, in grado di mettere a rete le potenzialità della Zes avendo una visione reale per il polo chimico che a settembre rischia di deflagrare.

Di fronte a queste tre questioni, Terni deve ritrovare la sua maturità collettiva. Non è il momento delle bandierine, delle appartenenze, dei veti incrociati. È il momento della responsabilità. Serve un dibattito serio, certo, ma anche veloce. Perché le opportunità non restano aperte all’infinito. Terni ha la possibilità di costruire un nuovo equilibrio: un ospedale moderno, un polo universitario che generi futuro, un accordo industriale che dia stabilità e lavoro. Tre sfide che diventano tre occasioni per rigenerare e rigenerarsi. Ma solo se l’Umbria saprà essere comunità, e non somma di divisioni.

* Riccardo Marcelli è il coordinatore dell’area sindacale territoriale Cisl Terni – Orvieto.

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