Nuove droghe, Regione annuncia task force sanitaria. Ma è scontro con Tursi: “Comune responsabile della sicurezza”

Genova. E’ scontro aperto tra Regione Liguria e Comune di Genova sulla gestione della “emergenza droga”, vale a dire sulle modalità di intervento delle istituzioni difronte al dilagare dell’abuso di nuove sostanze psicotrope. A pochi giorni dall’appello – non senza polemiche – dell’assessore comunale alle politiche sociali e al Welfare Cristina Lodi dove veniva chiesto a gran voce l’intervento dell’ente regionale, Piazza De Ferrari risponde oggi annunciando l’istituzione di una task force sanitaria dedicata.
“Regione Liguria istituirà la task force sanitaria per l’emergenza droga nel Comune di Genova, anche se l’iniziativa sarebbe dovuta partire da Palazzo Tursi, responsabile della sicurezza dei suoi cittadini“. si legge in una nota stampa diffusa questo pomeriggio. A parlare è l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Massimo Nicolò: “È infatti a Genova che il fenomeno della droga ha assunto dimensioni tali da richiedere un intervento rapido e strutturato. Per questo, alla luce di un’emergenza in costante crescita, Regione Liguria istituirà un tavolo di lavoro che si occuperà degli aspetti sanitari e che sarà guidato dalla Direzione Socio-Sanitaria di Ats, la quale provvederà a nominarne il responsabile e i componenti, con l’obiettivo di definire una riorganizzazione strategica ancora più efficace”.
“Sul tema delle tossicodipendenze – spiega il direttore sociosanitario di Atsl Pierluigi Vinai – vogliamo porre l’accento soprattutto sul fatto che il nuovo Piano Socio-Sanitario recepisce questa istanza attraverso una sezione dedicata proprio alle ‘nuove forme di dipendenza’. È bene tuttavia sottolineare che, al momento, la quota maggiore di ospedalizzazioni e problematiche correlate è causata da sostanze stupefacenti già note. Ciononostante il quadro sta cambiando. Per questa ragione, il Piano affronta il fenomeno in modo ampio: la scelta di non specificare le ‘nuove sostanze sintetiche’ appare ragionevole, poiché l’emergere settimanale di dinamiche inedite e comportamenti problematici genera bisogni in continua evoluzione. Intervenire in modo efficace richiede quindi quei cambiamenti coraggiosi auspicati dallo stesso documento. In quest’ottica si inserisce l’istituzione del Centro Studi sulle dipendenze, che avrà il compito di monitorare ed esaminare i nuovi trend per strutturare risposte tempestive e basate sull’evidenza scientifica. Infine, il Piano Socio-Sanitario rilancia due pilastri fondamentali a tutela delle famiglie e della comunità: l’identificazione con presa in carico precoce e la diffusione sistematica e uniforme dell’educazione ai corretti stili di vita”.
Cristina Lodi: “Avviare al più presto i lavori”
“Ancora una volta, di fronte alle insinuazioni di Regione Liguria, tocca al Comune di Genova fare un po’ di ordine tra normative e responsabilità, avendo, come unico obiettivo, quello di arrivare alla definizione, programmazione e attuazione di una politica di contrasto alle dipendenze, a sostegno delle persone che fanno uso di sostanze e a tutela dei cittadini e delle cittadine giustamente intimorite da questa emergenza”.
Questa la risposta dell’assessora al Welfare del Comune di Genova, Cristina Lodi, arrivata a breve giro dopo l’informativa diffusa da Regione Ligruia: “Innanzitutto, ad oggi la normativa unica nazionale è il DPR 309/1990 (Testo Unico Stupefacenti) che mette in capo ai soli Enti regionali la prevenzione, la cura e la riabilitazione rispetto alle dipendenze e alle persone che assumono sostanze. Malgrado, come già ripetuto tante volte, e come sancito dalla normativa nazionale, il Comune non abbia diretta responsabilità sulle politiche sanitarie in merito alle tossicodipendenze – ricorda l’assessora comunale al Welfare – abbiamo scritto una lettera all’assessore alla Sanità della Regione Liguria, Ente competente per legge sulle politiche pubbliche in questo settore, perché si facesse carico di istituire, con la leale collaborazione del Comune di Genova, una task force, attraverso l’adozione di un approccio collaborativo indispensabile per far fronte alla grave situazione in atto, nell’interesse delle persone tossicodipendenti e, allo stesso tempo, di tutte le cittadine e i cittadini genovesi”.
“Il sospetto – commenta Lodi – è che la nostra lettera non sia stata trasferita ad ATS Liguria, e non sia quindi stata utilizzata come documentazione necessaria, nonostante la richiesta, e l’impegno assunto immediatamente dal Comune, di contribuire all’istituzione e al buon funzionamento della task force, vincolato al coinvolgimento di personale sanitario ad alto livello di formazione in ambito regionale, insieme a specialisti dell’argomento in tutti i contesti fino ad arrivare anche ad esperti sociali e, perché no, anche universitari. Rispetto alla grave situazione in atto relativa al dilagare delle nuove droghe, nei tavoli convocati dalla Prefettura di Genova – attacca Lodi – la stessa Regione si era impegnata ad attivare, per l’estate 2026, i servizi di bassissima soglia per le persone tossicodipendenti. Ebbene, siamo ormai ad agosto inoltrato e ancora non si è visto nulla, con la speranza che tali servizi vengano attivati almeno per settembre. Spiace che Regione si sia sottratta alle proprie responsabilità e che non abbia onorato gli impegni presi davanti alla Prefettura che, lo ricordo, rappresenta il Governo sul nostro territorio”.
“In ogni caso fa specie che, invece di mettersi a lavorare, Regione continui a rimpallare quella che è, costituzionalmente, una sua responsabilità diretta. Così come – continua l’assessora – sarebbe stata sua responsabilità impiegare i 7,2 milioni di euro del Fondo nazionale per le dipendenze in strategie e progettualità nuove, e non certo per i pagamenti del personale. Più in generale, su un tema di strettissima attualità e con ripercussioni dirette sul tessuto sociale genovese, Regione Liguria ha sempre agito di rimessa – prosegue Lodi – rimpallando le responsabilità sul Comune di Genova. Responsabilità che noi abbiamo voluto prenderci fin dal primo momento, alzando l’attenzione su un tema completamente dimenticato dalla Regione e investendo risorse del bilancio comunale sui servizi a bassa soglia: il tutto, andando ben al di là delle nostre competenze. Infatti, come abbiamo già dichiarato, il Comune, sul tema delle estreme fragilità, ha investito nel 2026 più di 4 milioni di euro, facendo abbondantemente la propria parte, e anche di più”.
“Per quanto riguarda la riforma sociosanitaria – continua Lodi – abbiamo già avuto modo di esprimere tutte le nostre osservazioni, con particolare riferimento alle tempistiche. Forse, un dibattito serio sulle tossicodipendenze per una riforma di questa portata nonostante i nostri continui solleciti, avrebbe chiesto un gruppo integrato tra enti locali, Regione, esperti e tecnici. Un dibattito che purtroppo è mancato, e certamente non per colpa nostra. Serve il potenziamento dei Ser.D. con più personale e risorse per agire di fronte ai nuovi scenari. Peraltro – aggiunge Lodi – non comprendiamo il motivo per cui, alla lettera inviata dal Comune all’assessore regionale alla Sanità, risponda il direttore di ATS Liguria. A parte questo, ora che è stata annunciata l’istituzione della task force, per noi è fondamentale avviare un dialogo e lavorare insieme: obiettivo che speriamo essere condiviso anche dall’altra parte. Tutto il resto è, da parte di Regione, una ricostruzione non realistica che lascia il tempo che trova. Adesso, come detto, l’unica priorità è che la task force avvii al più presto i suoi lavori. La nostra speranza è che Regione Liguria soddisfi, presto e nei fatti, la richiesta da noi presentata il 14 agosto, per dare finalmente una risposta concreta al nostro territorio. Il Comune di Genova, come sempre, farà la sua parte, con senso di responsabilità e rispetto per cittadine e cittadini», conclude l’assessora.
Lo scontro con Tursi
Nei giorni scorsi l’assessora del Comune di Genova Cristina Lodi aveva lanciato la “sfida”: “Stupisce che Regione Liguria rivendichi l’approvazione del piano sociosanitario come strumento per affrontare in maniera efficace il problema delle nuove dipendenze. Infatti, come ho avuto modo di ripetere negli ultimi mesi in tutte le sedi istituzionali, a partire dalla commissione Welfare di Anci, la riforma voluta dalla Regione affronta la questione in maniera superficiale, inadeguata e senza la necessaria visione d’insieme, dando piuttosto l’idea di un insieme male assemblato di contributi differenti“.
Secondo l’assessora “chiunque, andando a leggere la parte della riforma relativa alle dipendenze, può rendersi conto che le azioni che Regione intende mettere in campo si concentrano prevalentemente sui problemi alcol-correlati e sul gioco d’azzardo, senza dare la giusta e necessaria attenzione anche al tema, attuale, delle nuove droghe, la cui assunzione è in preoccupante crescita a Genova così come in tutte le altre grandi città italiane che, inevitabilmente, vengono messe in grave difficoltà se lasciate sole dalle politiche regionali”.
“La Regione Liguria ha ricevuto oltre 7 milioni di euro del Fondo nazionale per le dipendenze che non vedono trasferimenti agli enti locali. La legge nazionale ribadisce che le Regioni sono responsabili della prevenzione, cura e riabilitazione nell’ambito delle tossicodipendenze. Nonostante questo – sottolinea Lodi – la nostra amministrazione è tornata ad occuparsi delle persone tossicodipendenti in modo appropriato, investendo sia risorse proprie sia di altri fondi nazionali erogati direttamente al Comune per le estreme fragilità, ma non per le dipendenze. Ricordo che nel 2026, malgrado la situazione drammatica del bilancio Welfare che abbiamo ereditato, siamo riusciti a investire più di 4 milioni di euro, comprensivi della gestione di due stazioni di posta, del rinnovamento del Massoero e della rinascita di Villa San Teodoro, nel quadro di una revisione complessiva di tutti i servizi sociali di bassa soglia che puntiamo a destinare anche alle persone tossicodipendenti: una parola, quest’ultima, che chi ci ha preceduto aveva eliminato da ogni servizio, facendo finta che il problema non esistesse”.
L’assessora Lodi aggiunge che “alla luce della riorganizzazione dei servizi comunali di Welfare, del potenziamento delle risorse investite sul sociale e della maggiore attenzione alle problematiche in tutta la città, il Comune sarebbe pronto già oggi ad aderire alla task force“.




