Cile, via alle perquisizioni degli zaini nelle scuole. Il governo difende la legge, studenti in piazza: “È una caccia alle streghe”

“Perché qualcuno dovrebbe avere paura di mostrare cosa c’è nel suo zaino? Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”.
Con questa frase, che già suona come un monito, il capo dello Stato del Cile, José Antonio Kast, ha inaugurato la misura davanti agli studenti di un liceo pubblico della capitale, tra lo sguardo impietrito di chi la nuova norma la subirà sulla propria pelle ogni mattina.
La legge, approvata in extremis dopo settimane di scontri in Parlamento, dà il via libera ai controlli a campione degli zaini. Un via libera, però, con il freno a mano tirato: i poliziotti resteranno fuori dai cancelli.
A mettere le mani nelle borse dei ragazzi saranno solo presidi e professori, dopo che il Congresso ha seppellito l’ipotesi di un intervento diretto delle forze dell’ordine. Niente perquisizioni sul corpo, niente controlli alle giacche. Solo borse e zaini, aperti sul banco.
I numeri della paura
A convincere i deputati a votare sì sono state le cifre da guerra civile presentate dall’esecutivo. Il Cile è un polveriera: nel 2025, sono stati denunciati 893 episodi di porto d’armi all’interno degli istituti. Ma è il dato sugli insegnanti a far accapponare la pelle: le aggressioni e i maltrattamenti ai docenti sono passati da 441 a 695 in due anni. Un balzo del 58%.15
La rivolta dei ragazzi
Ma fuori dal liceo, il clima è opposto. Mentre il presidente parlava, un centinaio di manifestanti ha tentato di forzare il cordone di polizia, gridando “Kast dittatore” e scandendo uno slogan che capovolge la retorica del presidente: “La vostra sicurezza è la nostra prigione”.
La Federazione degli Studenti ha già annunciato battaglia legale. Il loro argomento è semplice e bruciante: il principio “chi non ha nulla da nascondere” – dicono i rappresentanti – è un’eresia giuridica che ribalta lo Stato di diritto, trasformando ogni adolescente in un sospettato per default.
“Aprire lo zaino per noi non significa ammettere colpe, significa arrenderci a un clima di sospetto permanente. La prossima volta, cosa controlleranno? I nostri pensieri?”, ha attaccato la portavoce degli studenti, scatenando l’applauso della piazza.
Il paradosso della norma
Il governo, dal canto suo, tenta di spegnere gli incendi: i controlli, assicurano, saranno fatti con garanzie, alla presenza di un testimone e preferibilmente con il consenso dei genitori. Ma la legge lascia ampio spazio ai regolamenti interni di ogni scuola. Il che significa che, di fatto, ogni istituto farà storia a sé.
Il Cile si ritrova così spaccato in due. Da un lato i genatori esausti, che vedono in questa norma l’unico argine a una violenza giovanile fuori controllo; dall’altro i ragazzi, che leggono nella divisa dei professori la divisa di un nuovo carceriere.
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