Gboard impara il tuo gergo e si adatta: la dettatura AI dei Pixel 11 ha però un limite misterioso
Gboard sta per diventare molto più intelligente nel modo in cui trascrive la nostra voce. Rambler, lo strumento di dettatura basato su Gemini, continua ad arricchirsi di funzioni e ora sappiamo qualcosa di più su come funzionerà davvero, grazie all’analisi della beta più recente e alla pagina di supporto ufficiale di Google, che è già disponibile anche in italiano.
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Il punto di partenza è questo: Rambler non è una semplice trascrizione vocale. Trasforma il parlato naturale in testo scritto pulito, rimuovendo intercalari e pause, formattando punteggiatura e grammatica, e permettendo di modificare o riscrivere il testo con comandi vocali. Possiamo anche chiedere di rendere il testo “più professionale” o “più breve e diretto”, o aggiungere emoji con una frase come “Aggiungi un’emoji di sushi”. Per ora, però, è riservato ai Pixel 11.
Dall’analisi della beta di Gboard (v18.0.3) emergono due schermate interessanti. La prima mostra la possibilità di passare tra la modalità di dettatura standard e Rambler, con accesso alle impostazioni di ciascuna.
La seconda è quella che ci ha incuriosito di più: Rambler può attingere al dizionario esistente di Gboard, il che significa che non dovrà imparare da zero le parole che usiamo già. In più, esiste un Rambler Dictionary separato, che raccoglie le parole apprese durante la dettatura vocale. In pratica, più parliamo con Rambler, più lui impara il nostro slang e il nostro vocabolario personale.
Sul fronte della modalità offline, la pagina di supporto chiarisce che Rambler funziona anche senza connessione, ma con funzioni ridotte: restano attivi la punteggiatura di base, la pulizia del testo e l’uso delle maiuscole, mentre le riscritture stilistiche avanzate e l’editing vocale complesso richiedono internet. Niente di sorprendente, considerando che il motore principale è cloud-based, ma è utile saperlo. Rambler supporta anche il cambio di lingua a metà frase, e tra le lingue ottimizzate c’è anche l’italiano.
C’è poi un dettaglio che merita attenzione: la pagina di supporto menziona esplicitamente dei limiti di utilizzo, descritti come misura per “garantire un’esperienza ottimale a tutti”.
Il problema è che Google non spiega cosa succede quando li raggiungiamo: veniamo bloccati del tutto, o semplicemente degradati alla modalità offline? Per ora non lo sappiamo, e Google non ha ancora risposto alle richieste di chiarimento.
Sul fronte della privacy, la pagina ufficiale specifica che audio, testo e correzioni vengono elaborati temporaneamente da Google e cancellati subito dopo il caricamento del testo, senza salvataggio o condivisione. Rambler si rifiuta inoltre di riscrivere contenuti che violano le policy, mostrando un messaggio di rifiuto.
I limiti di utilizzo misteriosi sono l’unico vero punto interrogativo di una funzione che, sulla carta, sembra ben costruita. Se Google decidesse di renderla a pagamento o di stringere le maglie in modo significativo, cambierebbe molto la prospettiva su quanto vale davvero avere un Pixel 11 in tasca.
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