Il caso degli ombrelloni “subaffittati” scuote l’estate di soveratesi e turisti
Un ombrellone pagato per tre mesi, ma trovato occupato da altri bagnanti nel tardo pomeriggio. La richiesta di spiegazioni, la discussione che si accende e, secondo il racconto dei clienti affidato ai social, insulti, minacce e spintoni fino all’allontanamento dallo stabilimento.
Sembrava una brutta storia di mezza estate ma ora rischia di diventare il caso dell’estate soveratese. Perché dopo il primo episodio, avvenuto il 9 agosto e diventato rapidamente virale, e c’è chi è pronto a giurare che il fenomeno sia molto più diffuso. Racconti, commenti e segnalazioni si rincorrono tra spiaggia e social: ombrelloni acquistati per settimane o per l’intera stagione che, quando gli assegnatari non si presentano al mattino, verrebbero nuovamente messi a disposizione di clienti giornalieri. Una sorta di “secondo giro” della stessa postazione: già pagata dallo stagionale e potenzialmente rimessa a reddito durante la sua assenza.
Segnalazioni che non sono un’accusa generalizzata nei confronti degli stabilimenti balneari in un vaso che è stato scoperchiato e su cui saranno ora le autorità competenti a dover far luce. Adesso, però, l’ombrellone conteso è quasi passato in secondo piano e la domanda che attraversa la città è incentrata su quanto sia diffusa la pratica. Sul caso interviene il presidente della Pro Loco di Soverato, Mimmo Micò, il quale evita processi sommari ma mette un punto fermo sull’immagine che la città deve offrire.
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