Family Stereo – The Thread
Debutto in grande stile su Bella Union per il progetto Family Stereo di Blake Watt. Figlio d’arte, i genitori sono Tracey Thorn e Ben Watt degli Everything But The Girl, che dopo una lunga e fortunata serie di singoli pubblica questi undici brani che rivelano gusti variegati, un’attitudine e uno stile che con grande naturalezza passa dall’alt – pop all’alt folk.

Originariamente batterista, Blake Watt ha iniziato a suonare la chitarra a quindici anni influenzato da Elliott Smith, John Martyn, Bob Dylan, Neil Young e Adrianne Lenker. “The Thread” è nato in un regime di stretta collaborazione con Sam Hodder-Williams che si è occupato degli arrangiamenti d’archi ed è arricchito dalla presenza di un nutrito numero di musicisti: Pendo Masote al violino, Tom Allan al banjo, Ella Bleakley al backing vocals, George Vaux al basso.
L’inizio è intenso e riflessivo con “Remedy” sincera ballata tastiere e voce, atmosfera confermata dal singolo “Waiting On Nina” melodico e sofferto con i suoi arpeggi di chitarra acustica e pedal steel, da “Sea Change” bel brano alt folk con uso intelligente di banjo, mandolino e mellotron, più ritmato “Fault Lines” trasportato da basso e batteria in territori sognanti.
La title track e fulcro dell’intero album colpisce per l’arrangiamento molto curato che mette in risalto il lato melodico del brano, la capacità di Blake Watt di parlare di sentimenti in modo raffinato e mai banale, puntando su immagini e allusioni, le stesse che popolano “Removed” e “Collapsing” canzoni profonde e dall’indole cinematografica.
Non capita spesso di ascoltare un esordio così a fuoco e centrato nei suoni e nei testi, con “DLR” che ricorda i The Divine Comedy di Neil Hannon in un crescendo finale che regala momenti di malinconica dolcezza (“Silhouette On The Hill”) e struggenti riflessioni in “Three Moon Trail” e “Tunnels” che tornano a quelle immagini di grandi spazi e distanze che caratterizzano tutto il disco, una prova di assoluta maturità per Blake Watt e soci.
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