Cultura

X-Men ’97 (stagione 2), la recensione del ritorno dei mutanti su Disney+

A due anni dalla precedente serie che ha raccolto lodi da critica e pubblico, X-Men ’97 torna con una stagione 2 composta da nove episodi. Orfana dello showrunner Beau DeMayo, la serie ha chiuso la sua corsa regalando altri grandi momenti e battaglie alla squadra di Charles Xavier. Sarà bastata la minaccia di Apocalisse per mantenere lo show sugli alti livelli del 2024?

Con il debutto di nuove squadre e nuovi mutanti, la serie ci ha tenuto compagnia per le scorse settimane raccogliendo quanto lasciato da De Mayo e traghettando letteralmente gli X-Men in un’altra epoca. In attesa dell’annuncio del cast della versione Marvel Cinematic Universe (che potrebbe arrivare questo week-end al D23) scopriamo insieme cosa è andato per il verso giusto e cosa invece non ci ha convinto.

Un inizio apocalittico


La stagione 2 di X-Men ’97 riparte esattamente da dove eravamo rimasti nel 2024: gli X-Men sono divisi in due squadre e sono finiti nel passato e nel futuro. Entrambe le epoche sono importanti per il loro nemico più pericoloso: Apocalisse. Nel passato, il primo mutante guida una rivolta degli schiavi contro il faraone. Nel futuro, il tiranno è al potere e ha distrutto il mondo per quello che conosciamo. I primi episodi di questa stagione di X-Men ’97 cambiano spesso punto di vista, giocando sulle diverse squadre e raccontando le linee temporali con maestria fumettistica. La serie gioca anche con la sua sigla, cambiandola in maniera intelligente e mostrando i protagonisti dei trenta minuti successivi. La prima metà di stagione è un crescendo, paragonabile a quanto fatto due anni fa. L’episodio 4 in particolare, è un’altra dimostrazione di come la scrittura di questa serie animata sia capace di rendere giustizia ai mutanti di casa Marvel – e della sfida che dovrà affrontare il film live action per essere all’altezza di questa visione.

Poi, inspiegabilmente, la stagione inizia a correre e a inseguire se stessa. Ci sono due episodi che raccontano storie che potrebbero essere sviluppate quasi in stagioni intere. Invece in 30 minuti vengono introdotte minacce, nozioni, alleati… e il tutto si conclude in uno schiocco di dita, straniando davvero lo spettatore. Si recupera con gli episodi finali, che tornano a parlare di Apocalisse, anche se la sensazione di corsa verso la fine è costante e molti personaggi ne escono con le ossa rotte. Quelli che riescono a imporsi però, rappresentano sicuramente il punto di forza della serie.

Più X-Men per tutti


Gli showrunner di X-Men ’97 non si sono risparmiati, e in questa stagione 2 hanno inserito molti più mutanti e camei importanti durante gli episodi. Non solo debuttano diverse squadre, come X-Force e X-Factor, ma sulla strada dei nostri eroi ci sono nomi noti ai fan dei fumetti (come Strong Guy o Exodus) e personaggi completamente sconosciuti come Maverick. E se questo non dovesse bastare, Morph condisce ogni episodio con trasformazioni extra, da Deadpool a Doc Ock, regalando spesso un sorriso allo spettatore.

Alla fine di questa stagione 2 però, sono quattro i personaggi che ne escono vittoriosi, con un’evoluzione nella caratterizzazione e con la possibilità di dire qualcosa sopra gli altri. Partiamo da Polaris: la bellissima figlia di Magneto è protagonista di uno degli episodi migliori, completamente costruito sulla sua redenzione e sul motivo che l’ha allontanata dalla scuola di Xavier. Il Professor X è il secondo personaggio che esce a testa alta e, dopo essere stato messo alla prova, dimostra di avere tanto da dire in futuro.

Apocalisse, il cattivo di questa stagione, ottiene quasi lo stesso focus dato a Magneto due anni fa, anche se alcuni aspetti potevano certamente giovare di qualche episodio extra (invece di cambiare strada). E infine c’è Nightcrawler: protagonista ancora una volta di uno degli scontri migliori della stagione, Kurt dimostra di essere cresciuto e ci regala uno dei monologhi migliori (ironicamente nell’episodio peggiore).

Azione da capogiro


Studio Mir torna con prepotenza, migliorando le animazioni delle scene d’azione e rendendolo ancora più fluide e divertenti. Ci sono alcune occasioni dove si superano gli standard già altissimi della prima stagione, con l’ambizione di mettere in scena uno dei migliori prodotti animati Marvel di sempre. Ancora una volta lo studio non si risparmia citazioni e scelte stilistiche, anche se non c’è nessun momento “ispirato” come l’episodio nei videogiochi della stagione 1. Continua l’ottimo lavoro del cast inglese e l’altrettanto buono adattamento italiano, anche se la scelta di alcuni ruoli è sembrata meno a fuoco rispetto al passato.

X-Men ’97 continua, nonostante tutto, a confidare nelle parole dei suoi protagonisti, che sono smargiassi nel momento del bisogno, ma anche profondi e toccanti. È un mondo di fantasia ma i problemi sono ancora attuali (e in due anni la situazione è perfino peggiorata). Rispetto a quanto fatto con la prima stagione, però, il messaggio rimane, ma è meno forte o incisivo, concentrandosi più sull’azione che sulle parole. Si tratta comunque di una serie da vedere, soprattutto per gli amanti dei figli dell’Atomo, anche se non lascia lo stesso segno della precedente. Questa seconda stagione seguiva ancora il canovaccio di DeMayo, mentre dalla prossima (già confermata) ci saranno nuovi sceneggiatori. Saranno in grado di raccogliere questo fardello e rivelarsi all’altezza del compito?


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »