Salute

Le peggiori previsioni sul clima ora sembrano ottimistiche. Eppure nelle agende politiche non trovano spazio

Sono uno degli ecologi “ideologici” che da decenni avvertono che è in atto un’alterazione degli ecosistemi che va contro le nostre probabilità di benessere futuro. Alla base c’è un sistema di produzione e consumo fondato sulla combustione e, quindi, sull’immissione in atmosfera di sostanze climalteranti. Inutile spiegarlo per l’ennesima volta: ormai lo sappiamo.

Le nostre previsioni, però, si stanno rivelando parzialmente errate. Il riscaldamento e l’immissione di acqua dolce nel Nord Atlantico, dovuta anche allo scioglimento dei ghiacci, possono indebolire la circolazione atlantica di cui fa parte anche la Corrente del Golfo, e questo ha fatto prospettare un paradossale raffreddamento di alcune regioni europee proprio a causa del riscaldamento globale. Finora non è successo.

Al contrario, le configurazioni atmosferiche che associavamo alle estati mediterranee stanno cambiando, le espansioni verso nord delle masse d’aria subtropicali africane sono diventate più persistenti e il Mediterraneo è sempre più caldo.

Le previsioni, insomma, erano corrette sulla direzione generale del cambiamento, ma non potevano prevedere con altrettanta precisione la successione degli eventi attraverso cui il cambiamento si sarebbe manifestato. Negli anni scorsi, per esempio, l’aumento delle fioriture della pianta marina più importante del Mediterraneo, Posidonia oceanica, poteva essere interpretato come un effetto positivo del riscaldamento. Le fioriture, un tempo eventi eccezionali, sono diventate molto più frequenti. Il caldo, quindi, favorisce la riproduzione sessuale della Posidonia, o almeno la innesca.

Le tartarughe marine sono ormai molto più abbondanti nei nostri mari, con numerosissimi eventi di nidificazione anche in aree settentrionali dove prima erano presenti soltanto occasionalmente. Il riscaldamento ha aperto possibilità che prima non esistevano.

Ma il caldo e il troppo caldo non sono la stessa cosa. Anche le specie favorite da temperature elevate hanno limiti oltre i quali il vantaggio diventa stress. È quello che avviene alle formazioni coralline durante le ondate di calore, quando i coralli sbiancano. E ora le praterie di Posidonia mostrano evidenti segni di sofferenza, con foglie che perdono la loro normale colorazione: esistono soglie oltre le quali le condizioni favorevoli diventano condizioni estreme.

Anche per le tartarughe c’è un limite. Il sesso dei nuovi nati è determinato dalla temperatura di incubazione delle uova e le temperature elevate producono prevalentemente femmine, sbilanciando il rapporto tra i sessi. Il troppo caldo può quindi compromettere proprio quel successo riproduttivo che oggi ci porta a festeggiare l’aumento delle nidificazioni.

Nel Mediterraneo si registrano temperature che fino a pochi anni fa avremmo considerato eccezionali, con anomalie della temperatura superficiale fino a circa sei gradi. Le previsioni peggiori cominciano a sembrare ottimistiche. Un Mediterraneo così caldo mette a disposizione dell’atmosfera più energia e più vapore acqueo: alle siccità possono quindi alternarsi precipitazioni violentissime e alluvioni. Gli scienziati hanno previsto da decenni una maggiore frequenza e intensità degli eventi estremi, e questo si sta puntualmente verificando.

I danni ecologici, economici e sociali della crisi climatica sono enormi, ma pare che si tratti di problemi che non trovano spazio nelle agende politiche. Certo, Bonelli si mette con la sedia a sdraio sul greto secco del Po, un gesto riportato dai media quasi come una bizzarria. Le proteste dei giovani riguardo all’emergenza climatica sono state criminalizzate, i “gretini” sono diventati “ecoterroristi” e per loro si invocano punizioni draconiane.

Nei talk show di approfondimento la crisi climatica è un argomento secondario, mentre le discussioni si incentrano soprattutto sulla sicurezza di fronte alla minaccia degli immigrati o sul riarmo necessario a proteggerci da un attacco russo. Il clima non è il problema numero uno, e neppure il numero due.

Noi continuiamo a ripetere sempre le stesse cose, continuando a essere derisi o ignorati da personaggi senza alcuna credibilità scientifica. Chissà, forse una percentuale di diserta le urne sarebbe anche disposta a votare per partiti che riconoscano le vere priorità per la nostra società. Ma i pochi che lo fanno sono bersagliati dai media prevalenti che, ormai, hanno quasi tutti imboccato la strada del bellicismo. Per le armi i soldi ci sono, per il clima no.

Ed è forse questo il punto che continuiamo ostinatamente a non voler capire. La crisi climatica non è un problema ambientale accanto ad altri problemi economici, sociali e politici. È la modificazione del sistema fisico ed ecologico dentro il quale economia, società e politica possono esistere. Possiamo decidere quanto spendere per le armi, quali confini difendere, quanti immigrati accogliere, quali centrali costruire. Ma non possiamo negoziare con la temperatura del Mediterraneo.

La natura non partecipa ai talk show, non vota e non legge i programmi elettorali. Semplicemente funziona. E non è al nostro “servizio”: se la alteriamo troppo c’è il rischio che continui a funzionare in un modo non compatibile con il nostro benessere.

Parafrasando Kennedy: non chiederti cosa può fare la natura per te, ma cosa puoi fare tu per la sua integrità. L’aria condizionata e qualche albero in città leniscono i sintomi, ma non rimuovono le cause.


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