poi il pestaggio. Influencer ‘Guardian of Rome’ massacrato di botte a Fontana di Trevi
Un raid di una ferocia spietata nel cuore del centro storico, nato dal solo “torto” di aver provato a proteggere un turista da un raggiro.
I Carabinieri della Stazione di Roma San Lorenzo in Lucina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip su richiesta della Procura di Roma, imponendo il divieto di dimora nel comune di Roma a tre cittadini stranieri.
I tre sono ritenuti responsabili del brutale linciaggio ai danni di un noto attivista e influencer iraniano di 34 anni, rimasto sfigurato al volto a seguito dell’attacco.
I fatti risalgono alla tarda serata dello scorso 26 giugno 2026 in via delle Muratte, a pochissima distanza da Fontana di Trevi. La vittima si trovava sul posto per riprendere con il proprio cellulare le truffe del celebre “gioco delle tre campanelle”, storicamente messo in atto per spennare i turisti di passaggio.
Non appena l’influencer ha cercato di mettere in guardia un passante dalla trappola, il gruppo è passato all’azione con una punizione esemplare: prima un pugno violentissimo sferrato a tradimento al volto per abbatterlo e distruggere la videocamera, poi la caccia all’uomo.
Nonostante il tentativo della vittima di fuggire, la banda lo ha accerchiato, buttato a terra e massacrato con una raffica di calci e pugni alla testa, fermati solo dal provvidenziale intervento di un passante.
I soccorsi d’urgenza al Policlinico Umberto I hanno evidenziato una situazione drammatica: un completo “fracasso facciale”, caratterizzato da fratture scomposte a mandibola, zigomo, naso e seno mascellare.
Per la gravità delle lesioni permanenti, i magistrati del Dipartimento Criminalità Diffusa e Grave hanno contestato il reato di deformazione dell’aspetto della persona (art. 583-quinquies c.p.), aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa.
Le indagini dei militari dell’Arma, condotte analizzando metro per metro i filmati della videosorveglianza della zona, hanno permesso di incastrare l’intero gruppo.
Gli accertamenti hanno inoltre smascherato il maldestro tentativo di depistaggio di uno degli indagati, che nei giorni successivi al pestaggio si era presentato dalle forze dell’ordine denunciando a sua volta di essere stato aggredito e guadagnandosi così anche l’accusa di calunnia.
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