aumenti del 100 per cento. E i bidoni sono a 1300 metri dall’abitato”

“Vivere nelle frazioni periferiche non può diventare una colpa, né un pretesto per essere tartassati e abbandonati dalle istituzioni”. È questa la denuncia di un gruppo di residenti di Castel San Niccolò, in località Torre Ca’ di Bati, che si definiscono “stanchi di una gestione del territorio che penalizza i cittadini applicando la burocrazia più rigida a scapito dei servizi reali”.
“Il paradosso è tutto racchiuso nei numeri e nelle tasse – affermano i residenti – . Per gettare un semplice sacchetto dell’immondizia, i residenti della zona sono costretti a una vera e propria odissea quotidiana: oltre 1.300 metri a piedi (quasi 3 chilometri tra andata e ritorno) lungo una strada vicinale completamente buia, isolata e priva di marciapiedi, mettendo a rischio la propria incolumità stradale a ogni passo, soprattutto nelle ore serali. Nonostante questo palese e oggettivo svantaggio logistico, il Comune di Castel San Niccolò e l’Unione dei Comuni del Casentino pretendono il pagamento della Tari al 100%, senza concedere un solo euro di sconto. La spiegazione degli uffici si trincera dietro una delibera del Consiglio Comunale (la n. 49/2025) che ha blindato l’agevolazione per le “zone non servite” solo a chi supera l’assurda distanza di 2.500 metri dai cassonetti. Un limite record e surreale, che svuota di fatto lo spirito della legge dello Stato (Legge n. 147/2013), la quale impone riduzioni tariffarie fino al 60% proprio in base al reale disagio subìto dal contribuente”.
Una situazione che i residenti definiscono “talmente insostenibile” da aver spinto i residenti a investire del caso la Difensora Civica della Regione Toscana, l’avvocatessa Lucia Annibali, la quale ha inviato una nota ufficiale al Comune e all’Unione dei Comuni chiedendo di valutare con urgenza il posizionamento di nuovi cassonetti per eliminare i disagi segnalati.
Il nodo della protesta dei cittadini non sarebbe solo economico: “Riguarda la mancanza di rispetto e la cattiva gestione verso i contribuenti. Fino all’anno scorso l’amministrazione riconosceva il nostro disagio con una tariffa ridotta del 60%, un principio di totale buonsenso”, spiegano i residenti della zona. “Oggi, con una modifica regolamentare a tavolino, il Comune ha deciso di fare cassa sulle nostre spalle. Usano i regolamenti come scudo per ripianare i bilanci, ignorando le difficoltà concrete delle famiglie periferiche. Pretendere la tariffa piena per un servizio che dista più di un chilometro al buio è una vergogna. Se non ci portano i servizi vicini, non possono chiederci di pagare come chi ha i cassonetti sotto il portone”.
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