Nicola Musiani, Vannacci contro Lepore: “Nessuna mobilitazione”

Roberto Vannacci torna ad attaccare il sindaco di Bologna Matteo Lepore e questa volta lo fa dopo il fermo di quattro giovani accusati di essere gli autori del pestaggio costato la vita a Nicola Musiani, 54enne aggredito a Cervia. Il leader di Futuro Nazionale affida ai social un duro intervento nel quale mette a confronto la reazione delle istituzioni alla morte di Musiani con la mobilitazione seguita a Bologna alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio durante un intervento della polizia al Pilastro. Nel mirino di Vannacci finiscono sia Lepore sia il sindaco di Modena Massimo Mezzetti.
Vannacci: “Mi sarei aspettato che Lepore chiamasse a raccolta i cittadini”
“Quattro magrebini arrestati per l’efferato omicidio di Nicola Musiani”, esordisce Vannacci nel messaggio pubblicato sui propri canali social. Il leader di Futuro Nazionale sostiene quindi che si sarebbe aspettato un’iniziativa pubblica da parte dei due primi cittadini. “Mi sarei aspettato che il sindaco di Bologna Lepore e quello di Modena Mezzetti avessero chiamato a raccolta i cittadini nelle loro città, come hanno recentemente fatto per Fakir, per una folta adunanza di preghiera e di cordoglio”, scrive. Un riferimento alle iniziative organizzate a Bologna dopo la morte di Fakir e alla partecipazione delle istituzioni cittadine ai momenti di cordoglio e alle richieste di fare piena luce sulle circostanze del decesso.
L’attacco alle politiche sull’immigrazione
Vannacci lega poi il caso Musiani al tema dell’immigrazione, criticando le politiche sostenute, a suo giudizio, dalle amministrazioni di centrosinistra. “Magari anche per evidenziare le storture di una politica immigratoria che loro stessi hanno sempre promosso e sostenuto”, aggiunge riferendosi a Lepore e Mezzetti. Il passaggio più duro arriva però subito dopo, quando Vannacci sostiene che l’assenza di una mobilitazione analoga dipenderebbe dalle caratteristiche della vittima. “Ma Nicola Musiani non è islamico, non è un gay, non è un ragazzo dei centri sociali che lancia estintori contro un carabiniere, non è un africano che assalta con il machete chi passa per strada… Non merita una mobilitazione”, scrive Vannacci. Un’affermazione polemica con cui il leader di Futuro Nazionale accusa sostanzialmente le amministrazioni di riservare una diversa attenzione pubblica alle vittime a seconda dei casi.
Il paragone con la morte di Fakir al Pilastro
Al centro dell’intervento c’è dunque ancora una volta il caso di Abderrahim Fakir, che nelle ultime settimane ha provocato un acceso confronto politico anche a livello nazionale. Il 42enne è morto il 19 luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. La sua morte ha portato a manifestazioni e iniziative pubbliche alle quali hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni locali. La famiglia di Fakir continua a chiedere che venga fatta piena luce sulle circostanze del decesso, sul quale sono in corso gli accertamenti dell’autorità giudiziaria. Proprio quelle mobilitazioni vengono ora utilizzate da Vannacci come termine di paragone per contestare il silenzio che, a suo giudizio, avrebbe accompagnato invece la morte di Nicola Musiani. Due vicende profondamente diverse per dinamica e contesto, che il leader di Futuro Nazionale mette sullo stesso piano esclusivamente per contestare quella che considera una disparità nella risposta politica e pubblica.
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