Gli agricoltori veneti chiedono il Mose anti siccità per il Po – Mondo Agricolo
Un gruppo di 18 titolari di
altrettante grandi aziende agricole del Delta del Po hanno messo
per iscritto il grido di dolore di chi vede seccarsi il raccolto
senza poter fare nulla. Al centro dell’appello degli
imprenditori l’urgenza di dare forma a una sorta di “Mose del Po
di Pila”, un’opera ancora in sola fase di progettazione e di
studio di fattibilità, che costerebbe una cifra tra i 25 e i 100
milioni. Nel frattempo, affermano, serve una diversa gestione
dei prelievi di acqua dal Po specie in Piemonte e Lombardia.
“Siamo consci che il Mose del Po per fermare il cuneo salino
che attualmente entra nel Po per 25 chilometri è un’opera che
sarà pronta nella migliore ipotesi entro dieci anni – spiega
Alberto Protti, portavoce del gruppo di grandi imprese agricole
della zona del Delta – ma c’è una cosa che si può fare subito:
rispettare la prescrizione europea che prevede di avere una
portata minima del Po a 450 metri cubi al secondo. Oggi siamo a
metà di questa portata”.
La colpa di questa situazione, secondo Protti, è da
addebitarsi a un uso non più sostenibile delle acque del Po a
monte, da parte delle aziende agricole di Piemonte e Lombardia.
“In regioni tipo Lombardia e Piemonte, ci sono dei sistemi di
irrigazione che non possono essere più utilizzati: aprono le
porte dei canali, allagano completamente i terreni e poi
chiudono – aggiunge Protti, che ha chiesto al presidente del
Veneto Alberto Stefani un incontro urgente -. Noi qui abbiamo
tutto un sistema invece di irrigazione a bassissimo consumo
idrico ed energetico, che ci permette di utilizzare pochissima
acqua, per irrigare e con costi energetici, sia elettrici, sia
di gasolio, molto molto contenuti. Tagliando di solo il 10%
l’utilizzo improprio a monte, a valle avremmo salvaguardata
l’agricoltura e la portata minima del Po come previsto
dall’Europa”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link




