Lazio

Roma, il restyling di piazza dei Cinquecento sotto accusa: «Persa la visione originaria»

Se doveva essere il biglietto da visita della Roma del futuro, sostenibile e fresca sotto la calura estiva, si sta trasformando nel solito incubo di bitume e disillusione.

Benvenuti in piazza dei Cinquecento, l’enorme snodo davanti alla stazione Termini dove il sogno di un restyling a impatto zero sta affogando sotto uno strato d’asfalto fumante.

A sollevare il coperchio su una vicenda che ha del grottesco sono stati gli architetti dello studio romano-parigino IT’S, che attraverso le colonne della rivista Artribune hanno raccontato come un progetto di livello internazionale sia stato lentamente svuotato e deformato.

Dal concorso d’eccellenza alla fretta dei cantieri

Facciamo un passo indietro al dicembre del 2020. Gruppo FS, Roma Capitale e l’Ordine degli Architetti lanciano un concorso di idee per ripensare i quattro ettari davanti allo scalo ferroviario.

A spuntarla è un raggruppamento di spessore guidato dai francesi di TVK e composto da IT’S, Net Engineering, Artelia Italia, Latitude Platform e l’archeologa Michela Rustici.

Il disegno era chiaro: addio distese d’asfalto, spazio alla de-pavimentazione, alla permeabilità dei suoli per assorbire le piogge e ad alberi ad alto fusto per cancellare l’effetto “isola di calore”.

Poi, però, arriva la scure delle scadenze giubilari. Per correre e tagliare i nastri in tempo per l’Anno Santo, la regia dell’opera passa di mano: fuori Grandi Stazioni Rail, dentro Anas.

Da quel momento, accusano i progettisti, il dialogo con i vincitori della gara si interrompe, le lettere rimangono inevase e la “direzione artistica” del team viene spedita in soffitta.

La spianata di bitume e i “tagli” al progetto

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata tra la fine di luglio e i primi di agosto, quando per spostare le linee Atac e creare una deviazione provvisoria è stata stesa una sterminata colata di bitume scuro sul terminal dei bus.

Risultato? Sotto il sole estivo, la piazza si è trasformata in un “forno” dove le suole dei passanti rischiano di squagliarsi sulla pavimentazione appena posata.

Ma la denuncia di IT’S mette a nudo anche le altre sparizioni eccellenti dal masterplan originario:

Addio mobilità dolce: volatilizzato il “BikeUp”, l’ambizioso padiglione destinato al parcheggio e al noleggio di oltre 300 biciclette;

Verde al lumicino: incerta la sorte dei padiglioni di servizio e fortemente ridimensionata la piantumazione dell’arboreto previsto per raffrescare la piazza;

Materiali al ribasso: scelte di finitura a basso costo che promettono di sgretolarsi sotto l’impatto dei milioni di viaggiatori in transito ogni anno.

Un copione già visto dove l’urgenza di finire i lavori soffoca la qualità dell’opera pubblica. E mentre sui render della Conferenza dei Servizi splendeva un’oasi urbana illuminata dal sole, la realtà della Capitale riconsegna ai cittadini l’ennesimo catino d’asfalto rovente.

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