Dopo l’incendio della Laurentina il Campidoglio rilancia il piano rifiuti: “Servono gli impianti”
L’emergenza ambientale divampata nei terreni privati della Laurentina spinge le istituzioni capitoline all’attacco.
Tra i fumi che ancora si levano dal terreno e i rilievi effettuati dalla Commissione parlamentare Ecomafie, Roma Capitale e il Municipio IX serrano le fila per gestire le conseguenze del disastro, rivendicando il ruolo di parte lesa e rilanciando lo scontro politico sulla gestione del ciclo dei rifiuti nella Capitale.
Sul posto prosegue senza sosta il lavoro congiunto dei Vigili del Fuoco e delle squadre della Protezione Civile, impegnati a bonificare l’area e a soffocare le fumarole sotterranee ancora attive. Completata la fase di messa in sicurezza, spetterà a Roma Capitale – in stretto coordinamento con la Procura della Repubblica – avviare la caratterizzazione dei materiali andati a fuoco per stabilire con precisione la natura dei veleni interrati.
Il j’accuse sul passato: “Anni di vuoto impiantistico e infiltrazioni”
L’ispezione dei parlamentari e la scoperta della discarica abusiva sommersa vengono lette dalle amministrazioni locale e comunale come la conferma di una denuncia avanzata da tempo.
Per decenni, accusano dal Campidoglio, Roma ha scelto di fare a meno di una rete impiantistica adeguata e di proprietà pubblica, delegando lo smaltimento fuori confine e affidandosi all’uso indiscriminato delle discariche.
Un modello giudicato fallimentare, che secondo la giunta capitolina ha finito per spalancare le porte a un esercito di intermediari privati, favorendo le infiltrazioni della criminalità organizzata e il proliferare di sversamenti illegali, oltre a costringere la città a spedire centinaia di migliaia di tonnellate di immondizia in giro per l’Italia e l’Europa a costi esorbitanti per i contribuenti.
La svolta del termovalorizzatore e la stoccata alle opposizioni
Di fronte a questo scenario, l’amministrazione rivendica il cambio di passo avviato dal 2022, fondato sulla pianificazione di infrastrutture pubbliche di nuova generazione per il trattamento degli scarti e il recupero energetico. Il fulcro del piano resta il discusso termovalorizzatore di Santa Palomba, affiancato dai nuovi centri per la lavorazione della raccolta differenziata.
Un passaggio che porta con sé una stoccata diretta alle forze politiche contrarie ai nuovi impianti: l’invito espresso dalle istituzioni cittadine è quello di archiviare la “demagogia”, poiché il blocco della rete impiantistica pubblica finisce inevitabilmente per lasciare campo libero alle speculazioni e alle ecomafie.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link





