Studentati, Perugia in linea con la media italiana: per tutti forte ritardo sull’Europa

Perugia risponde alla domanda di posti letto ‘organizzati’ per gli studenti universitari e lo fa in in linea con la media delle altre realtà italiane. Pur crescendo in quantità di posti letto e servizi, il resto d’Europa presenta una offerta maggiore, pur con costi che sono quasi il doppio rispetto a quelli di casa nostra.
Secondo le elaborazioni di Cushman & Wakefield riportate dal Sole 24 Ore, oggi in Italia sono disponibili circa 80 mila posti letto tra strutture pubbliche, private e convenzionate. La platea considerata più direttamente interessata – studenti fuori sede, Erasmus e studenti internazionali – è stimata in circa 650 mila persone, con una copertura dell’offerta organizzata intorno al 12%. Se invece si rapportano i posti letto all’intera popolazione universitaria italiana, pari a circa 1,65 milioni di studenti, il rapporto scende a circa il 5%.
Un dato che non significa che il restante 95% degli studenti sia privo di un’abitazione, ma che soltanto una quota limitata può accedere a residenze universitarie strutturate, mentre la maggioranza ricorre al mercato privato, alla famiglia o a soluzioni diverse.
In questo scenario si colloca il percorso seguito da Perugia, dove il sistema pubblico del diritto allo studio ha aumentato la propria capacità ricettiva. Secondo i dati Adisu Umbria, la disponibilità complessiva di posti letto è destinata a raggiungere 1.462 unità dal primo ottobre 2026, con un incremento di circa 200 posti rispetto alla situazione precedente.
Tra gli interventi più recenti figura la nuova residenza Housing Tirrenus di Montebello, struttura realizzata attraverso il recupero di un immobile esistente e destinata agli studenti universitari. L’apertura ha consentito di ampliare l’offerta abitativa pubblica e di ridurre la distanza tra richieste e disponibilità. A questa si aggiunge il recupero del Padiglione C del Collegio Innamorati, che ha contribuito ad aumentare ulteriormente il numero degli alloggi disponibili nel capoluogo. Il sistema resta comunque chiamato a completare altri interventi di recupero e ampliamento, tra cui quelli legati alla riqualificazione di immobili già individuati per funzioni universitarie.
Il rapporto tra posti letto e studenti consente di leggere meglio la dimensione del fenomeno. L’Università degli Studi di Perugia conta circa 29.500 studenti iscritti ai corsi universitari. Rapportando questa popolazione ai circa 1.462 posti letto Adisu disponibili, emerge una copertura teorica di circa il 5%. È un valore sostanzialmente in linea con la media nazionale.
La crescita dell’offerta italiana è legata soprattutto al cambio di modello introdotto negli ultimi anni. Il Pnrr ha accelerato un settore che per decenni aveva proceduto lentamente, aprendo anche alla riconversione di immobili esistenti e alla partecipazione di soggetti privati. L’obiettivo nazionale iniziale era quello di creare 60 mila nuovi posti letto entro il 2026, successivamente rimodulato nell’ambito della revisione del Piano, mentre attraverso il Fondo student housing gestito da Cassa depositi e prestiti sono stati previsti ulteriori investimenti. Secondo le stime di Cushman & Wakefield, entro il 2030 l’offerta complessiva italiana potrebbe arrivare a circa 110 mila posti letto tra pubblico, privato e religioso. Anche in questo scenario, tuttavia, il Paese resterebbe distante dai principali standard europei.
Gli studentati pubblici gestiti dagli enti per il diritto allo studio rappresentano la fascia più sostenibile, con costi generalmente nell’ordine dei 200-300 euro mensili, mentre il mercato privato presenta valori molto più elevati, soprattutto nelle grandi città universitarie. Perugia, rispetto ai grandi poli italiani, mantiene un mercato abitativo meno esasperato, ma la disponibilità di alloggi resta un elemento decisivo per la capacità di attrarre studenti e garantire il diritto allo studio.
In Germania la disponibilità di posti letto organizzati è stimata intorno al 9% degli studenti universitari (considerata l’intera platea di studenti senza distinzioni), una quota ancora non elevata ma quasi doppia rispetto al rapporto italiano calcolato sull’intera popolazione universitaria. Nel Regno Unito il modello degli studentati è molto più sviluppato, con livelli di copertura che arrivano intorno al 30% in alcune elaborazioni di mercato.
Anche Francia e Paesi Bassi presentano un sistema più consolidato: secondo le rilevazioni Eurostudent, tra gli studenti che vivono lontano dalla famiglia una quota significativa utilizza residenze universitarie. In Germania circa il 40% degli studenti internazionali e il 13% degli studenti nazionali fuori casa vive in student residence; nei Paesi Bassi il dato arriva a circa il 38% degli studenti internazionali e al 56% degli studenti nazionali che non abitano con i genitori. In Francia la quota è intorno al 30% per gli internazionali e al 18% per gli studenti nazionali fuori casa.
Il confronto riguarda anche i costi. Nei sistemi pubblici o convenzionati europei le rette possono restare relativamente contenute: nei Paesi Bassi, ad esempio, l’operatore pubblico Duwo registra canoni medi comprensivi di servizi intorno ai 500-680 euro mensili. Parliamo quindi di un costo medio raddoppiato rispetto a quello italiano che ha oltre la metà in meno di strutture. Infine va ricordato come mediamente in Europa la struttura ricettiva per studenti universitari è storicamente concepita come parte integrante dell’università e della vita universitaria, per cui politiche di maggiore e migliore offerta hanno affiancato per decenni gli investimenti per gli studi universitari di diversi paesi Oltralpe.
The post Studentati, Perugia in linea con la media italiana: per tutti forte ritardo sull’Europa appeared first on Umbria 24.
Source link


