Il nuovo maxi impianto fotovoltaico: un impatto “devastante” per paesaggio e salute :: Segnalazione a Bologna

Un nuovo impianto da 2.500 pannelli fotovoltaici, a ridosso delle “poche case” ma con effetti “devastanti” per il paesaggio e conseguenze “ancora non calcolabili” per la salute degli abitanti della zona, almeno per il calore prodotto. È quanto sta per succedere in un campo, privato, poco fuori dalla zona Fiera, a nord di Bologna.
A raccontarlo è Gian Paolo Zuppiroli, 67 anni, residente della frazione di San Nicolò di Villova, in via Guizzardi. “Sono nato qui 67 anni fa e qui ho trascorso tutta la mia vita. Pertanto sono molto affezionato a questi luoghi che mi hanno visto crescere, lavorare, divertirmi ed ora, finalmente, riposare. Ho pensato di rivolgermi a voi per segnalare un fatto che mi ha tolto un po’ la serenità”.
Nel terreno privato di circa cinque ettari davanti alla sua abitazione, in via Cadriano, nascerà “un impianto fotovoltaico (non agrivoltaico) che consterà di oltre 2.500 pannelli per una potenza nominale pari a KW 2.450. Il progetto ha ottenuto l’approvazione del Comune di Bologna già nel 2024 e se il Comune ha dato il proprio nulla-osta sono certo che la sua istruttoria sia stata inappuntabile. Avrei preferito, da parte dei rappresentanti di quartiere, una tempestiva informativa invece la risposta che ho avuto è quella che devo essere io ad informarmi”.
“Il legislatore, nel normare l’installazione di queste opere, ha previsto delle distanze minime/massime da tangenziali/autostrade, industrie ed abitazioni – continua la lettera -. Ciò che non mi spiego è la distanza minima di 30 metri dal muro delle abitazioni all’impianto. 30 metri sono davvero pochi, a mio parere, e credo che chiunque venisse a fare un sopralluogo sulla zona, capirebbe che si sta costruendo un vero e proprio obbrobrio alle porte di Bologna ed a ridosso delle abitazioni”.
Le ripercussioni, scrive Zuppiroli, saranno inevitabili: “L’impatto paesaggistico sarà devastante senza contare gli effetti sulla salute degli abitanti di Via Guizzardi, al momento non quantificabili, e sul calore della zona che, sicuramente, aumenterà per effetto dell’impianto stesso. Chiaramente sono considerazioni di chi non ha studiato per niente la materia, sicuramente smentite da chi ha effettuato tutte le rilevazioni. Va bene la transizione ecologica – conclude -, ma credo non sia necessario togliere terra atta alla produzione del cibo per realizzare energia elettrica con tutti i tetti che abbiamo a disposizione”.
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