WEEKLY RADAR #92: The Skinner Brothers

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Vi racconteremo una band o un artista “nascosto” che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…
Si può diventare un fenomeno mainstream senza avere una casa discografica alle spalle?
Oggi sembra essere possibile, o perlomeno è quello che lentamente sta accadendo agli Skinner Brothers, band di base a Londra che sta riuscendo negli ultimi anni a raccogliere sempre più fan e ad avere concerti sold out un po’ dappertutto.
La band londinese guidata dal frontman Zachary Skinner si è autoprodotta una serie di EP e album con la loro etichetta indipendente Soul Boy Records e, dal 2024, ha deciso di mascherare i propri volti e infilare una serie di singoli che sono tutte potenziali hit.
A dirla tutta, gli Skinner Brothers sono dei veri e propri pirati, sia per la scelta dell’indipendenza come detto prima, sia perché amano saccheggiare altre band (Arctic Monkeys e Blur in particolare) e unire nel loro sound il rap, la drum and bass, il post-punk e il britpop, senza tralasciare il reggae, in un cocktail capace di ubriacare chiunque.
Anche perché la loro principale caratteristica è quella di essere diretti e divertenti, sia musicalmente con i loro ritmi incalzanti e melodie mainstream (che, sia chiaro, io non considero mai pregiudizialmente un difetto), sia nei testi quando parlano delle periferie londinesi e della vita della working class.
Sono usciti recentemente con un nuovo EP dal titolo “CHOP GOOEY”: ne volete un primo assaggio? Allora eccoli descrivere da dove provengono con “Where We Come From“ e omaggiare apertamente gli Arctic Monkeys e i Blur.
Nel 2025 hanno collaborato con Ren (altro giovane e particolarmente talentuoso artista) realizzando una serie di EP intitolati tutti “Sick Sick Soul“. La loro unione è risultata ottima e convincente, regalando una serie di brani tutti ottimi: la mia scelta va su “So The Story Goes…“.
Plagio o omaggio? Fate voi, ma il pezzo è irresistibile.
Se poi volete verificare la loro capacità di miscelare generi diversi ed essere in un certo qual modo qualcosa di diverso, allora gustatevi “Pie N Mash“, dove dub/reggae, drum and bass, synth e chitarre si uniscono in un pezzo davvero esplosivo.
Concludo (invitandovi però a recuperare la loro vasta produzione, nonostante siano una giovane band) con il loro ultimo singolo nel quale mettono in mostra il loro lato più divertente e assolutamente ballabile, perché questo sono e in questo periodo sono proprio necessari.
The Skinner Brothers non si sono mai esibiti in Italia e considerato che la loro fama è in ascesa e i loro show infiammano il dancefloor non è forse il caso che qualcuno si sbrighi a chiamarli prima che sia troppo tardi e troppo costoso?
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The Skinner Brothers: Bandcamp
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