Veneto

otto italiani su dieci pronti a spostarsi. I dati Cusano

La musica dal vivo è diventata una leva concreta del turismo culturale: secondo un’infografica dell’Università Niccolò Cusano, otto italiani su dieci sono disposti a spostarsi per assistere a un concerto, generando oltre 11 milioni di pernottamenti e un impatto economico stimato in 4,3 miliardi di euro.

Il lavoro dell’ateneo mette in evidenza come il biglietto non sia più un elemento isolato ma il primo passo di un percorso che coinvolge interi territori. Per il 93-95% degli spettatori analizzati, la partecipazione a un evento live rappresenta la ragione principale del viaggio: non si sceglie più prima la meta e poi le attività, ma si costruisce il viaggio intorno all’artista.
L’analisi estende lo sguardo oltre i confini nazionali: in Italia e in Europa il 26% degli intervistati ha fatto o farà almeno un viaggio per un concerto; il 14% ha programmato più eventi live; il 27% partirà per festival o mostre; e un altro 13% si muoverà più volte nel corso dell’anno per partecipare a spettacoli.

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I numeri economici confermano il ruolo trainante dei concerti. Nel 2025 i concerti pop, rock e di musica leggera hanno incassato oltre 1,089 miliardi di euro all’interno delle venue. L’effetto moltiplicatore è evidente: per ogni euro speso al botteghino ne sono stati generati altri tre tra alloggi, ristorazione, trasporti e servizi locali.

Anche i singoli tour lasciano tracce economiche misurabili. L’infografica segnala che Taylor Swift ha richiamato a Milano il 77% degli spettatori da fuori regione, con il 30% proveniente dall’estero. I Coldplay hanno prodotto a Roma un impatto stimato in 111 milioni di euro, con il 49% del pubblico che ha pernottato mediamente 2,4 notti. David Gilmour ha generato una spesa media pro-capite vicina agli 827 euro e un impatto complessivo superiore ai 60 milioni di euro.

La scena italiana non è da meno: nel 2025 Jovanotti ha realizzato 54 serate sold out con 591.123 spettatori, e il Jova Summer Party 2026 è in programma in sette destinazioni italiane.

A livello territoriale la classifica dei maggiori incassi vede Milano in testa con 206,5 milioni di euro, seguita da Roma (171,7 milioni) e Lucca (77,1 milioni). Anche località costiere mostrano benefici significativi: il Lido di Camaiore ha registrato 7,55 milioni di euro grazie al festival “La Prima Estate”.


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Il fenomeno però presenta un paradosso: eventi dall’ampia partecipazione sono sempre più mediati da tecnologie e immagini. Al concerto di Ultimo a Tor Vergata — che ha attirato 250.000 spettatori da tutta Italia — molti hanno seguito l’artista anche attraverso 18 maxischermi e 2.500 metri quadrati di LED. Telecamere, regia e impianti audio amplificano l’esperienza, mentre smartphone e social certificano la partecipazione.

A conferma della centralità dei device, uno studio condotto in Gran Bretagna citato dall’analisi rileva che il 77% del pubblico registra video durante i concerti; la durata media di questi clip è di 12 minuti, ma solo il 31% li rivede successivamente. Per il 24% degli spettatori la condivisione in rete è l’obiettivo primario del gesto.

Il mercato post-pandemico mostra inoltre una concentrazione della spesa: la soglia psicologica dei biglietti si è spostata. Se prima i 60 euro rappresentavano un limite critico, oggi la tariffa di 100 euro per un concerto in uno stadio è spesso accettata. Ne consegue un impatto economico rilevante per le famiglie: le uscite complessive per una singola serata, fra biglietti, trasporti e servizi, possono avvicinarsi ai 500 euro.

Questo spostamento dei budget influisce anche sulla scena degli artisti emergenti: lo stesso pubblico che sostiene con cifre importanti i grandi nomi mostra spesso resistenza a pagare 20 euro per un live in club o per sostenere chi è alle prime esperienze.


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