Migranti, Lorefice scuote l’Europa: «Non è un’invasione, è il fallimento dei nostri valori»
«Quel che è accaduto nell’enclave spagnola in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte e un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile. È la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza». Lo sottolinea in una nota monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e neo presidente della Commissione Cei sulle Migrazioni.
«Al di là delle necessarie valutazioni politiche e dei provvedimenti legislativi, eventi come quelli di Ceuta rimangono la cartina di tornasole dello squilibrio enorme del mondo», «tutto condensato in quella disperata speranza di Europa dei migranti. Si ripetono così senza fine fatti tragici», aggiunge Lorefice, che mette in guardia dal modo in cui «governi e media» raccontano quanto accade a Ceuta: «Nessun rispetto, nessuna partecipazione, nessun dolore, nessun senso di umanità, nessuna spiegazione delle ragioni profonde. Solo l’allarme, del tutto infondato dal punto di vista giuridico, di una invasione di fatto impossibile; solo la squalifica, assurda e in verità controintuitiva, di ogni politica di accoglienza e di inclusione».
Per Lorefice «sta qui il peccato originale dell’Europa odierna di fronte ai migranti: non voler ammettere che si tratta di un fenomeno mondiale, irreversibile, da affrontare e gestire con la politica e non con gli eserciti; che siamo di fronte a un esodo a cui non si può rispondere con accordi ignobili con i paesi terzi, come la Libia di Almasri». L’arcivescovo avverte quindi che «a Ceuta l’Europa dimostra in maniera lampante la crisi profonda della sua civiltà e dei suoi valori» e «soprattutto, rifiutandosi di pensare e di agire secondo i propri principi e le proprie capacità, rischia di condannarsi a morte».
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