Umbria

Nuovo ospedale Terni, dubbi su Sabbione. De Luca: «Area fuori dalla ricaduta polveri»

C’è chi parla di «assenza di spirito di collaborazione istituzionale», chi invece di propaganda, chi ancora di «svolta della sanità pubblica». Non sono mancate le risposte da parte di comitati e partiti politici in merito alla presentazione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), presentato venerdì mattina al Palazzo della Regione a Terni. Quello che più fa discutere è la location preferenziale indicata dalla Regione per la struttura, ovvero l’area di Sabbione.

A poche ore dalla conferenza stampa arriva la risposta del comitato di difesa dell’ospedale di Terni che, in una nota stampa, esprime preoccupazione per il tono emerso venerdì mattina perché «più che favorire un confronto leale e utile alla comunità, alcuni interventi sono apparsi concentrati sulla puntigliosa rivendicazione delle competenze amministrative». «Non c’è spirito di collaborazione», sottolinea il comitato, che al tempo stesso ribadisce la propria disponibilità a un confronto serio, trasparente e operativo mai ottenuto finora. È mancata, concludono, «la cornice programmatica in cui dovrebbe inserirsi questo intervento (Psr), insieme alla rete delle relazioni funzionali di cui farà parte».

Toni duri anche dalla Lega Umbria, che scrive come le proprie aspettative di ottenere una «svolta concreta sul nuovo ospedale di Terni» siano state deluse «dall’ennesima occasione di propaganda». I consiglieri regionali Donatella Tesei, Enrico Melasecche, Andrea Romizi, Laura Pernazza, Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei, Paola Agabiti e Nilo Arcudi sottolineano la gravità del «silenzio totale sulle risorse necessarie», puntando il dito contro Proietti perché «non ha indicato un piano finanziario concreto e si è limitata a parlare della richiesta di ulteriori fondi statali. Un’opera strategica di questa portata non può vivere di annunci e richieste generiche – concludono – servono numeri certi, che non sono stati minimamente forniti».

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«Abbiamo assistito a una presentazione teorica – scrive l’assessora di Terni Michela Bordoni -, priva di dati gestionali e di una reale visione operativa. Ancora più grave è il metodo: la Regione ha completamente ignorato il ruolo del Comune di Terni». Segue poi una riflessione sulla scelta di Sabbione: «Anche la localizzazione individuata merita una riflessione seria. La Regione continua a definirla la migliore scelta tecnica, ma non ha spiegato come un ospedale possa integrarsi in un contesto caratterizzato da una forte vocazione industriale». Sulla scelta di Sabbione anche Futuro Nazionale Terni che esprime preoccupazione a causa «dei fumi dell’inceneritore, della puzza della fabbrica di mangimi e del terreno alluvionale, che non permette di scavare oltre pochi metri prima di trovare l’acqua».

Proprio su questa questione è intervenuto l’assessore Thomas De Luca, spiegando, mappa alla mano di Arpa Umbria del 2006, che «l’area di Sabbione dove sorgerà il nuovo ospedale di Terni è totalmente fuori dall’area di ricaduta delle polveri degli inceneritori di Maratta». E aggiunge: «È imbarazzante vedere la stessa destra che proprio ieri, in consiglio regionale, ci accusava di scelleratezza perché abbiamo eliminato l’inceneritore dal piano dei rifiuti, oggi parlare a vanvera di Sabbione come area a rischio. Ed è ancora più imbarazzante che due giorni fa il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, nel più totale silenzio della destra bicefala che lo sostiene, abbia dichiarato di voler bruciare rifiuti urbani a Maratta».

Sulla questione si è espresso anche Francesco Maria Ferranti, vicepresidente della Provincia di Terni, che commenta negativamente le dichiarazioni della Proietti: «Viene irresponsabilmente scartato il sito di Colle Obito sul quale la direzione welfare della Regione aveva dichiarato l’adeguatezza tecnica e che pertanto avrebbe rappresentato il percorso più celere». Sulla preferenza di Sabbione anche Ferranti si dice contrario al posizionamento in un’area «in simbiotica relazione a filiera corta con l’inceneritore, il centro finitura Asm, la casa circondariale, la fabbrica di mangimi e i rifiuti dell’Asm», perciò, conclude: «Ciò significa allungare i tempi in modo ampio e investire un costo reale di circa 800 milioni. Il governo regionale si sta prendendo gioco dei cittadini ternani e dell’Umbria del Sud».

A sostegno della Regione e del progetto si schierano invece Movimento 5 Stelle e Patto Avanti Umbria, che parlano di una «svolta storica per la sanità pubblica di Terni». «La Regione crede in quest’opera – sottolinea Patto Avanti Umbria – e lo ha dimostrato accelerando su progettazione e autorizzazioni, per giungere alla posa della prima pietra entro cinque anni. Mentre noi lavoriamo per dotare Terni di una struttura sanitaria pubblica e moderna, il sindaco Bandecchi continua a remare contro la città. È imbarazzante assistere al suo tentativo di ostacolare la Regione, arrivando a profetizzare che l’ospedale non vedrà mai la luce». Infine Luca Simonetti, capogruppo M5S, parla di un «percorso istituzionale già avviato, scandito da passaggi obbligati e tempi realistici, che porterà alla scelta definitiva del sito, alla progettazione e alla realizzazione del nuovo ospedale. È un percorso ormai tracciato, sul quale non si può più tornare indietro».

Entrambi tirano in ballo Bandecchi e la sua proposta progettuale, che avrebbe dovuto presentare entro febbraio, realizzabile con 184 milioni di euro. «Emblematico rimane il blitz in Regione, quando Bandecchi si era solennemente impegnato a presentare un proprio Docfap per l’area di Colle Obito entro il termine tassativo di trenta giorni. Sono passati mesi e di quel documento non c’è traccia. Le sue sono state, ancora una volta, parole vane, spese per illudere i cittadini, mentre la Regione oggi consegna atti concreti e progetti pronti a partire» scrive Patto Avanti Umbria. Infine, conclude Simonetti: «Oggi esiste un percorso concreto. Le opinioni sono sempre legittime ma quando la Regione mette in campo il più importante investimento della legislatura per Terni, il confronto politico dovrebbe partire dai fatti, dai numeri e dalle analisi tecniche, non da ricostruzioni prive di fondamento».

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