Scienza e tecnologia

ecco come ne sono uscito

Fino a qualche mese fa, la sola azione di accendere la console era diventata un macigno insostenibile. Quello che era nato per essere un passatempo, un hobby, una passione, insomma, chiamatela come volete, era diventato un obbligo, un dovere morale. “Se non gioco significa che sto sprecando il mio tempo”, mi ripetevo inconsciamente.

E così mi immolavo nell’acquisto di titoli su titoli, portati a casa solo per il gusto di possederli e, magari, giocarli. Ma l’accumularsi di esperienze ha reso quel macigno ancora più pesante da portare sulle spalle. Così, un giorno, mi sono reso conto che stavo attraversando una fase di stress da “troppi videogiochi”. Dopo oltre trent’anni trascorsi con il pad tra le mani, non mi stavo più divertendo. Non avevo più voglia di premere “Start” per iniziare una nuova partita.

Questo fenomeno ha un nome ben preciso, e si chiama “burnout da gaming“. Sebbene non abbia nulla a che vedere con il burnout da lavoro di cui parla l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con quest’ultimo ha in comune alcuni aspetti “tecnici”. Ad alimentare questa “problematica”, ben più comune di quanto si possa pensare, sono alcuni titoli ben precisi, tra cui live-service senza una “fine” e GDR immensi, pieni di missioni secondari e mappe infinite. Saltare qualche giorno di gaming significa, per chi gioca queste prevalentemente queste esperienze, restare indietro. Perdersi quell’evento speciale, quell’hype scaturito da quel determinato open world… insomma, perdersi qualcosa.

Ma quindi come ho risolto la mia situazione? Semplice: anziché aggiungere… ho tolto. Ho disinstallato o messo da parte quei giochi che mi facevano provare quelle sensazioni ed ho accolto esperienze più rilassate, in linea con il mio stato d’animo attuale. Non bisogna sempre e comunque rincorrere un genere o uno stile di gioco solo perché anni fa era quello che ci appassionava. A volte è giusto cambiare, è sinonimo di evoluzione. E soprattutto ho smesso di inseguire le uscite al day-one. Mi sono detto che “giocherò quando avrò tempo e voglia di farlo“. Ovviamente la mia non è una ricetta universale e, come sempre, vi invito ad analizzare il vostro problema dal di fuori per comprendere al meglio come risolverlo. Eppure, per me ha funzionato: smettere di trattare i giochi come un qualcosa da fare obbligatoriamente ha avuto su di me un impatto positivo. E in tutto ciò, l’acquisto di PlayStation Portal ha contribuito a rendermi più attivo che mai.


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