Economia

Tesla valuta la vendita delle attività in Cina per spianare la strada a una fusione con SpaceX

MILANO – Una scissione, in casa, per prepararsi a un matrimonio con l’altro colosso di Elon Musk. Alcuni dirigenti di Tesla hanno ricevuto l’ordine di prepararsi alla separazione delle attività cinesi dell’azienda in vista di una possibile fusione con SpaceX.

La fusione è nell’aria da tempo

Non è una novità che l’uomo più ricco del mondo voglia mettere un po’ di ordine nella sua galassia. Più volte ha citato potenziali sinergie tra i due gruppi, che lui stesso guida e che potrebbero essere accomunate anche da progetti di intelligenza artificiale. Il tema è emerso nuovamente la scorsa settimana durante la presentazione dei risultati finanziari, ma Musk ha evitato di dare indicazioni precise: “Ovviamente non possiamo discutere di fusioni aziendali o cose del genere durante le conference call sui risultati finanziari”, ha glissato. “È un processo che deve seguire le procedure appropriate”.

Secondo il Wall Street Journal, che per primo riporta la notizia, le attività cinesi della casa automobilistica sarebbero già state strutturate in modo da poter essere facilmente separate da quelle statunitensi. L’assetto potrebbe rivelarsi utile per prevenire frizioni geopolitiche anche nel caso di una fusione con il colosso spaziale da oltre un trilioni di dollari, una strada che alcuni analisti vedono come la soluzione naturale per mettere a posto tutte le tessere dopo la quotazione record di SpaceX a Wall Street.

Le istruzioni di Musk e i timori di un conflitto

Musk avrebbe preparato il terreno da tempo, con istruzioni precise impartite già dagli ultimi anni ai dirigenti di Tesla per mantenere una netta separazione – laser-focused – tra le attività negli Stati Uniti e quelle in Cina, prosegue il quotidiano Usa. Voleva garantire che, in caso di un tracollo geopolitico, almeno la parte statunitense di Tesla potesse sopravvivere. Secondo quanto riportato dal quotidiano, il magnate pare particolarmente preoccupato per la dipendenza del gruppo dall’economia asiatica sulle celle delle batterie e teme che l’accesso ai semiconduttori possa essere compromesso in caso di invasione di Taiwan da parte di Pechino. C’è poi un aspetto prettamente burocratico, sottolineato dagli analisti di JPMorgan: non sarebbe semplice per le due società unite ottenere alcune autorizzazioni normative in Cina, dove i legami tra SpaceX e il governo statunitense potrebbero sollevare preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale e creare così “colli di bottiglia pratici”.

Ecco dunque che a un tratto il piano accelera. Alcuni dirigenti dell’azienda di Palo Alto sono stati invitati a prepararsi per una separazione delle attività di Pechino in vista di una potenziale fusione, osserva il Wsj citando una persona informata sulle trattative. I consulenti avrebbero già discusso diverse opzioni, tra cui lo scorporo (spin-off), la vendita o la chiusura, ma i tempi dell’operazione restano incerti ed è possibile che i piani subiscano ancora variazioni.

Tesla può fare a meno della Cina?

Le prossime mosse andranno scelte con cautela. Qualunque opzione rischia di causare un contraccolpo sulla casa madre. Perché proprio il Paese del Dragone ha contribuito negli anni a trasformare quell’azienda dal carattere innovativo in un leader globale dei veicoli elettrici, apprezzato dalla massa e soprattutto redditizio.

La gigafactory di Shanghai, per esempio, è ad oggi il maggiore e più produttivo stabilimento di Tesla a livello globale, oltre che uno snodo chiave per le esportazioni verso l’Europa e la regione Asia-Pacifico. Rappresenta storicamente oltre la metà delle consegne mondiali della casa, con una capacità produttiva annua di oltre 950.000 veicoli. E la stessa Cina, nonostante la concorrenza di operatori locali come Byd, è per il gruppo il secondo mercato al di fuori degli Stati Uniti.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »