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Until We Are Free: Una potenziale colonna sonora blaxploitation :: Le Recensioni di OndaRock

C’è una linea invisibile che lega da sempre afrobeat e funk, Africa e America. Del resto, la stessa parola funk ha radici centroafricane, stando alle ricerche dell’etnomusicologo Portia Maultsby. Della fusione tra i due generi, poi, l’universo ne è strapieno da decenni. Ciononostante, ancora oggi, album come “Until We Are Free” riescono a portare a compimento l’alchimia senza per questo scadere nel già sentito di turno, nella reiterazione ad effetto e vattelapesca.

Pubblicato dalla Four Flies, etichetta attentissima sia nel recupero di gemme del passato italiano, sia nel proporre nuove entità sulla scena underground nostrana, “Until We Are Free” segna il debutto discografico dei fabric, un collettivo nato dall’incontro di musicisti di differente estrazione artistica, ma con una missione ben precisa e condivisa: riunire, appunto, funk e afrobeat con un brio e un entusiasmo spesso contagiosi, che traspaiono senza sosta tra una battuta e l’altra, un richiamo a Fela Kuti e un altro a Beyoncé.
Già, perché al di là degli intenti a monte, e pur avendo una natura profondamente allineata ai generi esposti poc’anzi, “Until We Are Free” fa emergere anche passaggi neo-soul molto ispirati, come in “Go Let Your Freedom Grow“. Mentre in “Fight” pare di volare tra Kingston e Kinsasha, così come in “No More” potremmo tornare indietro alle black panther, quindi a Oakland, California.

“La libertà che cerchiamo non vive solo nelle parole o nelle idee ma anche e soprattutto nei corpi, nel movimento e nella festa come atto politico, rivoltoso e di felicità”, affermano i fabric per esternare l’anima di un disco anticipato dai singoli “Taste This Sound”, “Fight!” e Feel It”, subito trasmessi da radio di spessore quali Fip e Kexp.
Mixato da Tom Campbell (Sault, Little Simz, Adele, Michael Kiwanuka, Jungle), “Until We Are Free” si sposta sinuoso tra una linea melodica trionfale (“Once Again”) e un’altra più favolistica (“Feel It”), nell’intento di condurre l’ascoltatore in una potenziale colonna sonora del remake di una pellicola blaxploitation dei 70. Un album, dunque, da ascoltare mentre si fa festa ma anche al chiaro di luna (“Falling Down”), e che ci consegna l’avvento di una band dall’enorme potenziale futuro.   

30/07/2026


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