Dal pop alla bossa nova nei Sud di Mario Venuti
Il cantautore Mario Venuti si racconta al Torrefranca Jazz Festival di Vibo Valentia, tra riletture jazz, sonorità brasiliane e giovani talenti.
«Vibo Valentia mi ha accolto benissimo, ne ho avuto un’ottima impressione e ci tornerò sicuramente». Il cantautore Mario Venuti non ha nascosto il suo entusiasmo durante il nostro incontro prima del concerto tenutosi lo scorso 24 luglio in occasione della quarta edizione del Torrefranca Jazz Festival, rassegna musicale organizzata dal Conservatorio Statale di Musica “F. Torrefranca” e da Ama Calabria con il patrocinio del Comune di Vibo Valentia, il sostegno del MIC DG Spettacolo Bando Jazz e la collaborazione di CIDIM e AIAM.
Questa, quindi, è la tua prima volta a Vibo?
«Sì, non c’ero mai stato. Avevo, invece, visto Vibo Marina. La città capoluogo è stata una piacevole sorpresa, come il suo centro storico molto affascinante e ben tenuto. Trovarsi, poi, in questo luogo che ospita Festival è davvero emozionante»
LA CORNICE STORICA DEL FESTIVAL E L’IMPATTO SULL’ESIBIZIONE DEL CANTAUTORE MARIO VENUTI
I concerti che hanno caratterizzato le cinque giornate del Torrefranca Jazz Festival si sono, infatti, svolti nello splendido scenario dell’ex Collegio dei Gesuiti, un gioiello architettonico del XVII secolo, sede del Conservatorio. Esibirsi in questa struttura storica dal forte impatto emotivo ha influenzato la tua musica?
«Sicuramente è un ingrediente in più per rendere l’esibizione più coinvolgente, aggiungendo, se possibile, magia. In diretta durante il concerto si è certamente più ispirati, perché la bella atmosfera che si respira contagia e contamina gli spettacoli».
Hai deliziato il pubblico vibonese con il progetto “Jazz Mood”, che ha proposto una rilettura jazz di alcuni dei brani più significativi del tuo repertorio. Come si trasformano i tuoi classici pop quando incontrano l’improvvisazione e la libertà del jazz?
«Molte mie canzoni hanno una componente con una influenza brasiliana con accordi un po’ più sofisticati, quindi il vestito jazz può essere congeniale. Tentiamo anche operazioni più ardite con brani squisitamente pop, alcuni dei più classici italiani, come “Ma che freddo fa” del 1969. Troviamo un sistema che sia latino, un latin jazz, la chiave che fa amalgamare i generi senza nessuna forzatura».
I CONSIGLI DI MARIO VENUTI AI GIOVANI TALENTI DEL CONSERVATORIO
Siamo in un Conservatorio frequentato da tanti giovani musicisti. Qual è il consiglio più importante che daresti a chi sta studiando per fare della musica il proprio futuro?
«Da quello che ho visto i ragazzi sono tutti molto talentuosi. Dopo il concerto di Enrico Intra, la storia del jazz italiano, siamo andati in un locale del centro storico per assistere ad una jam e ho visto suonare ragazzi giovanissimi, molto preparati e motivati. Sta a loro trovare la propria strada. La musica genera delle occasioni e ogni musicista ha la sua storia e il suo percorso. Molto bello che si sia creata a Vibo questa atmosfera e lo scambio tra musicisti. Quando si hanno idee e buona volontà si possono fare ottime cose».
Da siciliano che tipo di calore e accoglienza trovi quando porti la tua musica in Calabria?
«Ogni volta che vengo è sempre molto piacevole e trovo tanta partecipazione. Ci sono interessanti realtà e festival, come il Peperoncino Jazz, itinerante in meravigliose città. Ho anche suonato con piacere nel centro storico di Crotone».
Il jazz incontra spesso le tue amate sonorità brasiliane. Trovi che la malinconia solare della bossa nova abbia radici simili al sentimento del nostro Sud Italia?
«Certo. La musica brasiliana viene dal Portogallo, cultura del Sud Europa, come la nostra musica popolare, accomunate da un elemento malinconico, nostalgico, presente, poi, in tutte le culture. La musica e le canzoni sono i luoghi ideali in cui esprimere questi tipi di sentimenti, quindi è abbastanza naturale».
IMPROVVISAZIONE SUL PALCO E I PROSSIMI APPUNTAMENTI IN CALABRIA DI MARIO VENUTI
Quanto spazio lasci all’improvvisazione estemporanea rispetto alla struttura scritta del brano? Segui un rito prima del concerto? «Spesso con Rosario Di Leo improvvisiamo, seguendo l’istinto e le emozioni. Di solito prima di salire sul palco sto tranquillo per concentrarmi. Si scalda un po’ la voce e si comincia». Il cantautore tornerà in Calabria il 13 agosto a Diamante
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