Società

“Prima la calcolatrice, oggi l’intelligenza artificiale”, Barbacci (Cisl Scuola): “Non si faccia lo stesso errore. I conti a mano non li fa più nessuno e le competenze in matematica sono crollate”. INTERVISTA

La segretaria generale nazionale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, è stata ospite di Orizzonte Scuola TV per un’ampia intervista sull’attualità scolastica. Non è mancato anche un passaggio sull’intelligenza artificiale.

Sul progetto “Mi Meraviglia” del Ministero e sull’intelligenza artificiale nelle scuole, Barbacci ha offerto una riflessione articolata. “La relazione educativa intanto non è sostituibile. Non è sostituibile da nessuno il rapporto educativo docente-discente”.

La segretaria ha invitato a “evitare di scoprire i rischi dell’intelligenza artificiale troppo tardi rispetto al cattivo uso che se ne può fare”, citando l’errore commesso con i social: “Abbiamo lasciato che i social diventassero ormai attraversassero la vita quotidiana di ciascuno. Quando i buoi sono usciti facciamo interventi di restrizione”.

Barbacci ha ricordato che “ci sono interventi recenti di Anthropic che stanno individuando forme per rallentare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa perché pare sfugga al controllo umano”. La scuola, però, “non può disinteressarsi del fenomeno”. La proposta è di “assumere gli alfabeti capaci di poter interpretare questi strumenti e fare in modo che gli studenti non la usino di nascosto”.

Il parallelo con la calcolatrice è illuminante: “Quando è entrata nelle aule scolastiche, è sembrato essere una forma per accelerare processi. Oggi le competenze in matematica sono drammaticamente diminuite anche perché i conti a mano non li fa più nessuno”. La soluzione è “non frenare ma governare, guidare il cambiamento e le accelerazioni anche digitali”.

Barbacci ha messo in guardia dai rischi di amplificazione dei divari territoriali“In alcune realtà non c’è ancora la banda né la rete, per altri versi si accelerano le divaricazioni intergenerazionali e quindi l’incomunicabilità tra le nuove generazioni e chi è nato negli anni Sessanta”. La risposta è nella formazione: “Quella che nasce dal basso, analizzare i bisogni degli insegnanti e cercare di corrispondere a questi bisogni”.


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