Umbria

Spoleto, chiude anche Intimissimi: il commercio in due anni perde 124 attività

A Spoleto chiude anche Intimissimi. Altra saracinesca giù in corso Garibaldi, un tempo via dello shopping, dove l’emorragia di attività commerciali, al pari dell’intero centro storico, prosegue senza sosta, trascinando con sé anche l’occupazione del comparto.

Sulle cause dell’addio della catena di biancheria intima non è stato possibile ottenere ufficialmente una risposta da parte del Gruppo Oniverse, di cui Intimissimi fa parte. Per tutti è chiaro, comunque, che la chiusura di Spoleto è riconducibile al fatturato del punto vendita, verosimilmente non più in linea con gli obiettivi.

Lo stop all’attività di Intimissimi a Spoleto è forse uno dei peggiori segnali, tra i tanti negativi, registrati nel comparto del commercio. Stando al Documento unico di programmazione 2026-2028 del Comune di Spoleto, il settore nel 2023 contava 839 attività che nel 2025 sono scese a 715, con un saldo negativo di 124 imprese e una contrazione che gira intorno al 14,8 per cento.

Nelle ultime ore, a fronte della chiusura di Intimissimi a Spoleto, alcuni commercianti di corso Garibaldi e aree limitrofe hanno affidato ai social riflessioni sullo stato di salute del commercio specie in centro storico. Tra queste, forse la più articolata, è quella di Leonardo Falasca, secondo cui, oltre al «senso di solitudine che aumenta ogni giorno», a Spoleto «da troppo tempo si assiste al progressivo impoverimento del centro storico senza vedere una reale attenzione al problema». Falasca, quindi, sottolinea come «le associazioni di categoria siano rimaste in silenzio, mentre le varie amministrazioni comunali hanno spesso dimostrato scarso interesse per le difficoltà», ma invita anche la propria categoria «a farsi un’esame di coscienza: troppo spesso – dice – è mancato spirito di iniziativa, visione comune e quel senso civico che dovrebbe portarci a lavorare insieme per valorizzare in centro». L’operatore economico, poi, stigmatizza anche «le responsabilità di molti proprietari di immobili, i quali preferiscono lasciare sfitti per anni i locali, mantenendo canoni di affitto fuori mercato». Il risultato è che «oggi in corso Garibaldi ci sono 14 o 15 negozi chiusi» e l’unica speranza di Falasca è che «questa ennesima chiusura serva almeno a far aprire gli occhi», arrivando a definire «un progetto condiviso di rilancio del centro, anziché interventi occasionali o decisioni prese senza ascoltare chi ogni giorno vive e lavora in queste strade: servono – conclude – idee, collaborazione, coraggio e la volontà di assumersi, ciascuno, la propria parte di responsabilità».

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