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Perché il Galaxy S26 Ultra ha colori meno vivaci del S25 Ultra: il mistero del Privacy Display




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Il Privacy Display del Galaxy S26 Ultra è una delle poche novità hardware davvero interessanti degli ultimi cicli di smartphone: uno schermo OLED che restringe l’angolo di visione per impedire agli occhi indiscreti di leggere il contenuto del nostro smartphone mentre siamo nei luoghi pubblici. Niente pellicola da 10 euro, niente compromessi fissi: la privacy si attiva e disattiva a piacere, via software. La funzione è già arrivata anche in picture-in-picture, ma nessuno aveva ancora spiegato come funziona davvero sotto al vetro.

iFixit lo ha fatto, con un microscopio industriale e tanta pazienza. E quello che ha trovato spiega anche perché molti utenti si lamentano dei colori meno vivaci rispetto al Galaxy S25 Ultra.

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Il display dell’S25 Ultra funziona come ogni OLED moderno: pixel rossi, verdi e blu disposti nel classico pattern a diamante brevettato da Samsung, tutti sullo stesso piano, che mescolano la luce per restituire circa un miliardo di colori. Semplice, efficace, luminoso.

Sull’S26 Ultra la struttura cambia in modo radicale. I pixel sono distribuiti su due piani distinti, e ogni quattro pixel alternati sono circondati da una struttura rialzata, una specie di “muro” microscopico. Quando la modalità privacy è attiva, i pixel nel piano inferiore (quelli senza struttura) si spengono: rimangono accesi solo quelli “sepolti” dentro le strutture, che per via dei muri laterali emettono luce solo frontalmente, rendendo lo schermo illeggibile da angolazioni laterali.

Il meccanismo è più sofisticato delle pellicole a micro-lamelle che si trovano in commercio, perché opera a livello di singolo pixel e permette di proteggere solo porzioni specifiche dello schermo, per esempio una notifica sensibile mentre il resto rimane visibile normalmente.

C’è però un problema evidente: con la privacy attiva, metà dei pixel è spenta. Questo significa metà della luminosità e metà della vivacità cromatica. iFixit è onesto nel dire che nella pratica quotidiana non dovrebbe pesare molto, perché nessuno tiene il Privacy Display attivo in modo permanente.

Il problema più serio è un altro. Anche con la privacy disattivata, i pixel “sepolti” nelle strutture non mescolano la luce con la stessa efficienza di quelli a piano libero. Le strutture interferiscono fisicamente con la diffusione della luce. Aggiungete a questo che i pixel rossi sembrano avere un’emissione inferiore rispetto ai verdi e ai blu, e il risultato è uno schermo che invece di bilanciare RGB tende verso un “rGB”: rossi più deboli, tutto il resto invariato. Il bianco appare meno caldo, i colori meno saturi, e la luminosità percepita scende rispetto al predecessore.

iFixit ammette che la storia potrebbe non finire qui: il tipo di tecnologia OLED usata, eventuali filtri applicati e altri fattori potrebbero contribuire al problema. C’è anche una segnalazione diffusa di schermi con una dominante rossastra su alcuni S26 Ultra, che però Samsung ha già confermato essere un bug software e non un difetto hardware. Ma la riduzione generale di vivacità rispetto all’S25 Ultra sembra strutturale, non correggibile via aggiornamento.

Vale la pena ricordare che il Privacy Display dovrebbe arrivare su tutta la gamma Galaxy S27, segno che comunque il pubblico l’ha gradita. Se Samsung troverà anche un modo per renderla meno “penalizzante” per la qualità visiva, sarà ancora meglio.

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