Morte di Alessio Pio, la Procura di Vibo intensifica l’attività per fare luce sul sospetto caso di “batterio killer”
Il giorno dopo il funerale di Alessio Pio Coppolino, bimbo di un anno e mezzo scomparso a seguito di una grave sintomatologia gastrointestinale, a Zungri rimangono soltanto il silenzio e una domanda che rimbalza tra le case, nelle strade, nei social e nelle voci spezzate dei familiari: «Perché è successo?», ritenendo inaccettabile che nel 2026 si possa morire per complicanze legate ad un batterio. Difatti, il cosiddetto batterio killer resta il principale “sospettato”, benché nulla sia ancora ufficiale: sarà l’autopsia a stabilire le cause del decesso del bimbo, e a ricostruire la genesi dell’infezione.
Intanto, proseguono le indagini della Squadra Mobile della Questura di Vibo e le ispezioni del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp all’interno della scuola paritaria Family Baby School di Tropea. L’edificio, che sino a 10 giorni fa sprizzava gioia, oggi è “vuoto”: figurano soltanto i sigilli apposti dalla Polizia di Stato, nello specifico la Squadra Mobile di Vibo, dopo la denuncia dei genitori del piccolo Alessio Pio. Il sequestro è probatorio: la struttura potrebbe contenere tracce o elementi utili da analizzare; perché, mentre l’attività giudiziaria e sanitaria si intensifica, gli specialisti cercano di individuare l’eventuale presenza del “batterio silenzioso” che avrebbe provocato il rapido aggravamento delle condizioni del bambino.
Parimenti procedono le verifiche epidemiologiche per ricostruire l’origine del contagio ed escludere eventuali rischi.
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