Tari, martedì battaglia finale a Tursi. Il centrodestra propone modifiche: “Sei tranche e proroga del saldo”

Genova. Resta rovente il clima politico a Genova, incendiato negli ultimi giorni dalla delibera della giunta Salis che aumenta le tariffe della Tari con un rialzo medio del 5,7%. Una decisione presa in base alle norme stabilite da Arera per adeguarsi all’incremento dei costi di gestione.
Martedì sarà il giorno clou in consiglio comunale, dove il provvedimento sbarcherà per l’approvazione definitiva dopo il via libera a maggioranza nella lunga commissione di venerdì. Tra i documenti all’ordine del giorno non solo la determinazione delle tariffe Tari per il 2026 e il 2027, ma anche le modifiche al regolamento (con la contestata norma che fissa a sei il numero presunto di componenti per le case vacanza, salvo diversa comunicazione dei proprietari) e l’adeguamento del programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028, sempre che venga concluso l’esame in commissione lunedì. Una seduta che si preannuncia lunga e complessa.
Nel frattempo il centrodestra, dopo aver definito “inaccettabile” l’aumento della Tari varato della giunta Salis e aver contestato il metodo che “azzera la partecipazione e la trasparenza”, ha depositato alcune proposte di modifica: “La coalizione ha scelto di agire con spirito pragmatico per limitare i danni a carico delle imprese locali, pur ribadendo la totale e ferma contrarietà alla misura complessiva”.
Nello specifico l’opposizione propone l’estensione della rateizzazione da quattro a sei tranche, una misura pensata per alleggerire la pressione finanziaria mensile sulle attività: “In questo solco si inserisce anche l’esclusione del mese di giugno dal calendario delle scadenze Tari, evitando la sovrapposizione con il pagamento dell’Imu e delle tredicesime, un periodo già particolarmente gravoso per molte imprese”.
Le modifiche prevedono inoltre la proroga del saldo al 31 dicembre, ripristinando così la scadenza di fine anno e correggendo l’anticipo al 16 dicembre previsto dal nuovo regolamento: “Anticipare il saldo al 16 dicembre significa penalizzare ingiustamente i nostri commercianti e artigiani – spiegano i gruppi di centrodestra -. Così facendo si rischia di gravare sui bilanci aziendali proprio a ridosso delle festività, privando le attività della liquidità necessaria e della possibilità di pagare dopo aver incassato i proventi delle attività natalizie”.
Resta da capire se l’amministrazione deciderà di accogliere alcuni correttivi dopo che la sindaca Salis aveva fatto presente che “non ci sono più risorse” per evitare aumenti, chiamando in causa le scelte delle giunte precedenti. L’aumento della Tari si inserisce in un tema più vasto, quello della gestione dei rifiuti a Genova: un sistema “insostenibile”, ha avvertito il vicesindaco Terrile pochi giorni fa in aula, spiegando che Amiu deve essere dotata di “impianti industriali da cui possa trarre ricavi“. Centrale il tema della raccolta differenziata ancora insufficiente, come ha ricordato il direttore generale Roberto Spera rimproverando tutti, dagli uffici pubblici ai gestori di bar e ristoranti.
Oltre alle bollette più care per privati cittadini e imprese, l’amara sorpresa è l’aggravio del piano di rientro per la gestione post mortem dei primi due lotti della discarica di Scarpino, che nel 2030 giungerà alla chiusura totale. Secondo la nuova perizia realizzata da Wsp, per la messa in sicurezza ambientale – soprattutto per quanto riguarda il percolato – serviranno cinquant’anni (e non trenta) con un debito residuo che ammonta a 75,4 milioni per il Comune all’inizio del 2026. In altre parole i genovesi pagheranno gli oneri fino al 2035 e lo faranno in buona parte tramite la Tari.




