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Tour de France, spettacolo a Parigi: vince Van Der Poel e Pogacar entra nel mito

Finisce in bellezza, con la splendida vittoria di Mathieu Van Der Poel, questo 113esimo Tour de France. Sui campi Elisi, dopo essere andato in fuga con Pogacar sull’ultima salita di Montmartre, il fuoriclasse olandese, nonostante il ritorno del gruppo, taglia per primo il traguardo davanti al compagno Jasper Philipsen e alla maglia verde Mad Pedersen.

Uno spettacolo nello spettacolo, questo finale tra le meraviglie di Parigi, caratterizzato dagli exploit dei migliori sempre in prima fila negli ultimi chilometri. Un epilogo al calor bianco perché sembrava che ormai i velocisti, come un branco di lupi, fossero riusciti a risucchiarli nel gruppo. Invece, a circa 500 metri, Van Der Poel, al suo secondo successo in questo Tour, ha avuto un ultimo guizzo che gli ha permesso di vincere per pochi centimetri.

E intanto Pogacar, protagonista anche a Parigi, entra ufficialmente nella leggenda conquistando il suo quinto Tour, dopo quelli del 2020, 2021, 2024, 2025. Un successo che gli permette di varcare il Pantheon dei miti del ciclismo con Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Lo sloveno, con cinque tappe all’attivo, è stato protagonista anche in questo atto conclusivo accorciato a causa degli incendi (da 133 a 89km) che colpiscono la Francia

E così, con l’ennesima show di Pogacar, si è concluso il Tour. Un Tour, nonostante questo pirotecnico finale, piuttosto modesto. A senso unico. E non per colpa della maglia gialla, sempre al centro della scena , ma per la scarsezza degli avversari, mai in grado di tenergli veramente testa. Perfino Remco Evenepoel, fuoriclasse a cronometro e secondo in classifica a 6 minuti e mezzo, lo ha detto chiaramente: “Che cosa mi servirebbe per arrivare primo a Parigi? Semplice, che Pogacar non sia al via”. Parole scolpite nella pietra pronunciate da un corridore che non soffre di complessi d’inferiorità, anzi ha piena consapevolezza del suo valore.

Il problema è che più Pogacar cresce, più gli altri – i possibili rivali – si rimpiccioliscono. Lo stesso Vingegaard, ritiratosi per la frattura della clavicola, non è mai riuscito seriamente a metterlo alle strette. A parte la cronosquadra iniziale di Barcellona, il danese ha sempre sofferto le accelerazioni dello sloveno. E parliamo di un grande scalatore, che ha comunque vinto due Tour, non di un pivellino qualunque. Era successo anche ai tempi di Merckx. Era talmente forte che – a parte Gimondi e pochi altri- tutti partivano già battuti, più preoccupati di centrare un onesto secondo posto che di mettersi nei guai lottando con quel gigante.


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