Cisgiordania, coloni incendiano moschee: Smotrich approva 763 nuovi insediamenti
Non c’è tregua in Medioriente. Se Iran e Usa hanno sospeso da diverse ore attacchi e raid di rappresaglia, il caos regna sovrano in Cisgiordania. I territori palestinesi, infatti, sono in fiamme a causa dei continui attacchi dei coloni israeliani, sostenuti e spalleggiati dall’esercito di Tel Aviv che continua la sua operazione con interrogatori a tappeto, arresti e blitz nelle case dei palestinesi. Come se questo non bastasse, nel silenzio quasi totale della comunità internazionale, il ministro israeliano Betzalel Smotrich annuncia anche l’autorizzazione di altri centinaia di insediamenti illegali.
Stop agli attacchi
Sul fronte iraniano, Teheran ha dichiarato di aver interrotto gli attacchi di rappresaglia nella regione dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso i loro raid sul Paese. “Nelle ultime due notti, gli americani hanno interrotto i loro attacchi. Poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla rappresaglia, anche noi abbiamo sospeso le nostre operazioni”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia in un’intervista alla televisione di stato. Dopo quasi due settimane di bombardamenti sempre più intensi sull’Iran, infatti, gli Usa hanno sospeso i propri attacchi aerei. Alla base del cambio di strategia vi sarebbero le difficoltà statunitensi con gli approvvigionamenti militari: in particolare a scarseggiare sarebbero le scorte di munizioni (come i missili intercettori Patriot, che costano circa 4 milioni al pezzo) per difendere le truppe americane nelle basi in Giordania, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.
Strategie e negoziati
“La strategia statunitense non è chiara nemmeno ai funzionari dello stesso Paese”, ha aggiunto Akraminia citando – tra gli altri – lo stesso Donald Trump. Ma il portavoce dell’esercito iraniano avverte che l’eventuale ripresa dei raid Usa amplierebbe la guerra, estendendo ulteriormente il conflitto. Intanto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che l’Iran e l’Oman hanno tenuto diversi cicli di colloqui tecnici sullo Stretto di Hormuz durante il fine settimana. Ha affermato che, sebbene la delegazione dell’Oman abbia lasciato Teheran sabato pomeriggio, i colloqui hanno registrato progressi e stanno proseguendo. Ma ad accrescere l’incertezza è l’impatto della visita a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Israele, che il 28 febbraio ha dato inizio alla guerra al fianco degli Stati Uniti, è stato notevolmente assente nei rinnovati attacchi Usa in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma Teheran è consapevole che Tel Aviv potrebbe entrare nel conflitto.
La Cisgiordania in fiamme
In attesa di conoscere le nuove mosse sul fronte iraniano, Israele intanto spinge sul fronte interno. Dopo il genocidio a Gaza e gli attacchi contro Teheran, lo Stato ebraico assedia la Cisgiordania. Nei territorio palestinesi sulla riva occidentale del fiume Giordano la tensione è altissima. La scorsa notte i coloni hanno attaccato diverse località e villaggi palestinesi, appiccando incendi in due moschee, in una casa e dando alle fiamme diversi veicoli. I coloni, pertanto, continuano i raid, protetti e sostenuti dall’esercito israeliano lasciando anche scritte sugli edifici in cui si inneggia alla “vendetta” per la morte del colono rimasto ucciso, insieme ad un militare israeliano, negli scontri di venerdì. Negli stessi scontri – scaturiti dall’ennesima provocazione degli israeliani – sono stati uccisi anche quattro palestinesi.
Gli attacchi dei coloni
Secondo quanto riportano i media palestinesi, i coloni hanno attaccato il villaggio di Qusra, a sud di Nablus, appiccando un incendio in una moschea. Anche nel villaggio di Kur, nei pressi di Tulkarm, la notte scorsa è stata data alle fiamme una moschea. Nel villaggio di Mughayyir, nei pressi di Ramallah, sono state date alle fiamme diverse auto, riporta l’agenzia Wafa che parla di un’abitazione data alle fiamme a Beit Furik, dove gli assalitori hanno lasciato scritte razziste. Vi sarebbero invece alcuni palestinesi feriti durante un’aggressione condotta da un gruppo di coloni nell’area di Ein Samia, riporta ancora l’agenzia palestinese senza dare informazioni sull’entità delle ferite.
Le operazioni dell’esercito
I militari israeliani hanno intanto avviato la procedura per la demolizione delle case dei due palestinesi ritenuti coinvolti nella sparatoria di venerdì. Abbattimento che è stato ordinato dal premier Netanyahu insieme alle operazioni di sicurezza che ha portato all’arresto di oltre 70 palestinesi. “Le case dei due terroristi sono state mappate prima di essere sigilliate, passo preliminare prima della demolizione”, recita il comunicato delle Idf. A poche ore dalla partenza per Washington, dove incontrerà il presidente Usa Trump, Netanyahu si è detto pronto anche a intensificare l’escalation in Cisgiordania: “Le nostre direttive erano di entrare nei villaggi, perquisirli, sequestrare le armi, arrestare i ricercati. Queste cose sono state fatte e sono in corso di esecuzione e siamo anche pronti ad agire in modo più vasto contro i covi del terrorismo”, ha affermato.
Smotrich annuncia ampliamento colonie
Ad accrescere la tensione arrivano poi le dichiarazioni ministro delle Finanze Betzalel Smotrich, che mantiene anche competenze nel ministero della Difesa sulle infrastrutture in Cisgiordania. “Nell’ambito della rivoluzione degli insediamenti che portiamo avanti e del rafforzamento del controllo israeliano su Giudea e Samaria (il nome utilizzato da Israele per indicare la Cisgiordania, ndr), sono lieto di annunciare che abbiamo approvato la costruzione di 763 nuove unità abitative a Eli. L’insediamento di Eli sarà triplicato con la costruzione di nuovi quartieri in memoria di alcuni combattenti dell’insediamento caduti nelle guerre”, scrive il ministro. Eli si trova nel nord della Cisgiordania, a sud di Hawara. Niente giri di parole: l’obiettivo del governo israeliano è quello di occupare sempre più territori palestinesi con insediamenti illegali.
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