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Macchiagodena celebra Ubaldo de Rosa e la saga degli undici fratelli attori | isNews

Sabato al Castello Baronale il recital di Renato de Rosa ‘Sui sentieri degli scavalcamontagne’, omaggio a una dinastia del teatro itinerante


MACCHIAGODENA. Renato de Rosa racconta ‘Figli d’Arte. L’arte perduta del teatro itinerante’ nelle straordinarie vicende degli undici fratelli de Rosa, attori sopraffini, amati dal pubblico ma invisi ai potenti. L’evento, in memoria di Ubaldo de Rosa (Macchiagodena, 30 dicembre 1889 – Firenze, 10 dicembre 1968), è promosso dal Comune e dalla Pro Loco di Macchiagodena e si terrà sabato 25 luglio 2026, alle ore 17.45, al Castello Baronale, in piazza Ottavio de Salvio. L’ingresso è gratuito.

Parte dal Molise ‘Sui sentieri degli scavalcamontagne’, un viaggio nel tempo e nella memoria ideato dallo scrittore Renato de Rosa per rendere omaggio agli undici fratelli de Rosa, storica dinastia di attori itineranti che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento ha attraversato e raccontato l’Italia dei borghi. Le prime due tappe del progetto si sono tenute il 24 e il 25 luglio, rispettivamente a Petrella Tifernina e a Macchiagodena, paesi natali di due degli undici fratelli, Luigi e Ubaldo, con il sostegno delle amministrazioni comunali e delle Pro Loco locali.

La storia è quella di una saga familiare tra arte, ribellione e grande storia. Tutto inizia nel 1873 a Melfi, dall’amore scandaloso tra Raffaele de Rosa, erede di una ricca famiglia di possidenti terrieri, e Maria Giuliani, figlia di attori girovaghi. Diseredato dalla famiglia, Raffaele sceglie la strada aggregandosi alla compagnia itinerante, i cosiddetti ‘scavalcamontagne’, chiamati così per il loro perenne vagabondare da un paese all’altro. Dalla loro unione nacquero undici figli, nove maschi e due femmine, cresciuti senza una casa fissa e nati dove la scena li portava.

Attori di grande talento e spiriti liberi, i de Rosa attraversarono decenni complessi, dalla crisi di fine secolo alle due guerre mondiali fino alla dittatura fascista, schierandosi sempre a favore degli ultimi e intrecciando le proprie vite con grandi figure storiche: da Mussolini, Matteotti e il brigante Musolino fino a D’Annunzio, Pirandello, Guareschi e un giovanissimo Gian Maria Volonté, che debuttò proprio con loro come primo attore. Con l’avvento del cinema e della televisione, negli anni Cinquanta, l’epopea del teatro itinerante si concluse.

Oggi Renato de Rosa, nipote di Armando, dopo quindici anni di ricerche ha ricostruito questa straordinaria vicenda familiare, già diventata il libro ‘Figli d’Arte’ e diversi allestimenti teatrali, e propone un recital senza fini di lucro nei borghi dell’Appennino centrale. In ogni tappa del suo pellegrinaggio culturale, l’autore donerà a ciascuna municipalità una lapide in marmo di Carrara a perenne memoria dei propri illustri concittadini.


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