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Tour de France, sull’Alpe d’Huez Pogacar batte anche il record di Pantani

Un’altra straordinaria impresa, un’altra vittoria (la quinta a questo Tour), un’altra pagina memorabile quella scritta da Tadej Pogacar sull’Alpe d’Huez, il Maracanà della Grande Boucle, che resterà scolpita nella storia del ciclismo.

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Tadej Pogacar

È difficile, con questo campione che frantuma ogni record (anche quello di scalata di Marco Pantani che resisteva dal 1995), è difficile non scivolare nella retorica. Però con Pogacar, al suo 26esimo successo alla Grande Boucle, non bisogna aver paura di limare gli aggettivi. Bisogna prendere atto che questo ragazzo sloveno appartiene a un’altra categoria. Una categoria che lo mette non solo al di sopra dei corridori della sua generazione, ma anche di molti campioni del passato. I paragoni tra diverse epoche in genere non funzionano, però in quantità di risultati, l’unico che ancora può tenergli testa è il gigante dei giganti, cioè quell’Eddy Merckx non a caso ricordato come il Cannibale del ciclismo.

Lo sloveno Tadej Pogacar festeggia sul podio dopo aver vinto la diciannovesima tappa del Tour de France. (AP Photo/Mosa’ab Elshamy)

Ma anche questa supremazia, tenendo conto che Pogacar ha solo 27 anni, traballa seriamente. Il belga, sulla sua strada trovò dei grandi avversari, dovette sempre lottare con le unghie e coi denti per centrare i suoi obiettivi. Lo sloveno, ormai padrone di questo Tour, travolge gli avversari con una facilità talmente disarmante da far sembrare la scalata dell’Alpe d’Huez (13,8 km all’8% di pendenza media), una salitella per ragazzi, una scampagnata per cicloamatori.

Senza nessun gioco di squadra, lo sloveno, dopo neanche un chilometro, ha preso il largo andandosi a riprendere gli attaccanti di giornata in testa con due minuti e mezzo di vantaggio. Con una progressione micidiale di quasi 12 km, tornante dopo tornante (21), Pogacar li ha ripresi uno dopo l’altro come ragazzacci fuggiti di casa. Un capolavoro agonistico in una cornice di folla da far accapponare la pelle. Ai lati i tifosi, non sempre educatissimi e con molte birre di troppo, lo stringevano in un tumultuoso budello. Poi, a poco meno di due chilometri dal traguardo, Pogacar prima ha acciuffato Sepp Kuss, poi Lenny Martinez e infine Richard Carapaz, già vincitore il giorno prima.

Sembrava che Tadej si fosse placato. Che si accontentasse di aver stracciato, un’altra volta, i suoi rivali di classifica. Un’altra maglia gialla avrebbe fatto così, ma non Pogacar che, quando sente avvicinarsi lo striscione di un traguardo, diventa un predatore. E infatti, a circa 900 metri, ha dato una nuova accelerata. Una frustata micidiale. Troppo potente per chiunque. Martinez è arrivato secondo e Carapaz terzo. Probabilmente, se avessero collaborato nella fuga, Tadej avrebbe avuto qualche problema in più nel riprenderli. Ma sono dettagli di cronaca che spariscono davanti alla strapotenza agonistica dello sloveno, come al solito neanche troppo affaticato.


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