Emilia Romagna

Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito


L’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato il 23 luglio 2026 la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. La proposta, a prima firma Paolo Trande (Avs), ha ricevuto i voti favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 stelle, mentre FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega hanno votato contro.

L’obiettivo della norma è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, garantendo equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti. La legge prende le mosse dalle indicazioni della Corte costituzionale, che ha individuato il profilo di chi può accedere a questa procedura: persona affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La persona deve aver ricevuto informazioni complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative. L’intera procedura è gratuita per il paziente.

Come funziona la commissione di valutazione

Le decisioni sull’autorizzazione sono affidate a una commissione di valutazione multidisciplinare, la CoVam, che opera all’interno del servizio sanitario regionale su base territoriale per “area vasta”. Ne fanno parte un medico palliativista, un anestesista rianimatore, un medico legale, uno psichiatra, un medico specialista nella patologia del richiedente, un farmacologo o farmacista, uno psicologo e un infermiere. Su richiesta del paziente può partecipare anche il medico di medicina generale o un medico di fiducia, con funzioni di sola consulenza. La CoVam si avvale del parere non vincolante del comitato regionale per l’etica clinica (Corec). 

La commissione effettua una prima visita recandosi direttamente dal paziente e svolge colloqui con le persone da lui indicate. Le attività legate all’espletamento del suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria. Ogni anno l’assemblea legislativa procederà a una valutazione dell’applicazione della legge.

Il percorso dalla commissione all’aula

Prima dell’arrivo in assemblea, il progetto di legge è stato discusso nella commissione Sanità, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli, che ha ascoltato giuristi, medici, sindacati e associazioni. Dall’audizione è emerso un sostanziale sostegno al testo, con l’unica eccezione del movimento “Pro vita e famiglia”. In commissione sono stati approvati tre emendamenti proposti da Valentina Castaldini (Forza Italia) e uno di Elena Ugolini (Rete civica). I tre emendamenti di Castaldini prevedono che la CoVam effettui una prima visita presso il paziente, svolga colloqui con le persone da lui indicate e che le attività connesse al suicidio assistito siano affidate solo a personale volontario. L’emendamento di Ugolini ha reso annuale, anziché biennale, la valutazione sull’applicazione della legge.

Le voci della maggioranza

Gian Carlo Muzzarelli (Pd) ha parlato di “giornata importante per la nostra comunità regionale e per l’assemblea legislativa”, ricordando il lungo lavoro svolto in commissione: “Questo testo rappresenta il punto di sintesi di un lungo lavoro che ci ha visti impegnati in numerose sedute, in un confronto serio e approfondito. Un percorso che ci ha consentito di arrivare a un testo equilibrato e senza forzature, capace di superare le incertezze e valorizzare i progressi della medicina. Questo è un atto di amore per i nostri concittadini ai quali vengono assicurati vicinanza e anche amore, garantendo la libertà di scelta nell’ambito di una cornice individuata con assoluta chiarezza dalla Corte costituzionale. È purtroppo ancora vero che manca un provvedimento nazionale sul tema, ma proprio da quando è stata emessa quella sentenza, la nostra responsabilità istituzionale è aumentata”.

Fabrizio Castellari (Pd) ha rimarcato: “La Corte costituzionale si è espressa in modo chiaro e netto: il nostro compito è declinare quella sentenza nei limiti delle nostre competenze. Sebbene una legge nazionale rimanga assolutamente auspicabile, non possiamo attendere all’infinito né continuare a navigare nell’incertezza. La politica che non decide è una politica debole”.

Lorenzo Casadei (Movimento 5 stelle) ha chiarito i limiti dell’intervento regionale: “La Regione Emilia-Romagna non si arroga il diritto di ridefinire la materia sul suicidio medicalmente assistito, non è di sua competenza, è la giurisdizione costituzionale a stabilire che le amministrazioni regionali devono seguire un determinato percorso su questo tema, in particolare sull’aspetto dell’organizzazione sanitaria. Non siamo qua a dire se sia eticamente giusto o sbagliato il suicidio medicalmente assistito, è giusto che ogni scelta sia libera, che siano offerte tutte le alternative, la volontà della persona va rispettata”.

Simona Larghetti (Avs) ha sintetizzato: “Questa legge non chiede di rinunciare ai propri valori, chiede che nessuno imponga i propri valori, la legge non introduce un nuovo diritto, non si decide chi deve vivere e chi deve morire, tutte le sensibilità vanno rispettate, semplicemente rende esigibile un diritto che già esiste, come Emilia-Romagna facciamo la nostra parte”.

L’intervento del presidente de Pascale

Il presidente Michele de Pascale ha evidenziato “l’alto valore del dibattito nell’affrontare questo tema anche nella diversità delle posizioni”, sottolineando il ruolo della Corte costituzionale: “La Corte costituzionale ha dato un orientamento ‘tipizzando’ i casi in cui ricorrere al fine vita riferendosi a due articoli della Costituzione: l’articolo 2 sull’inviolabilità della persona e l’articolo 32 che parla di impossibilità di imporre le cure e di rispetto e dignità della persona. È responsabilità del Parlamento trovare il punto di equilibrio tra questi due principi. Non fare una legge nazionale è legittimo ma significa che si preferisce lo stato attuale. La Regione Emilia-Romagna con uno strumento forte e trasparente qual è una legge di iniziativa dell’assemblea, si concentra, con rispetto assoluto del dettato costituzionale, affinché quei principi siano rispettati e attuati su tutto il territorio regionale”. Sulla stessa linea l’assessore alla Sanità Massimo Fabi, che ha ricordato l’importanza dell’autodeterminazione delle persone, in primo luogo quando il dolore per una malattia è intollerabile e c’è una dipendenza da macchinari salvavita.

Le voci del centrodestra

Per Tommaso Fiazza (Lega) “la maggioranza che governa la Regione pretende di sostituirsi allo Stato: ci sono già direttive nazionali che disciplinano la materia, su questi argomenti serve il massimo rispetto verso tutte le sensibilità. La legge della Toscana è stata smontata dalla giurisprudenza costituzionale, l’Emilia-Romagna non faccia lo stesso errore, se si andrà avanti a rimetterci saranno i cittadini. Lasciamo che sia lo Stato a decidere su materie come questa, che non sono di competenza regionale”.

Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha sottolineato che “il tema è delicato e complesso perché si parla di vita, di sofferenza, di dignità della persona. Argomenti che non possono essere ridotti a slogan: nessuno può mettere in discussione il dolore di chi affronta una malattia irreversibile e la materia non è di competenza regionale. Serve, invece, una disciplina uniforme sull’intero territorio nazionale, diversamente il rischio è quello di creare disuguaglianze tra i cittadini italiani e non credo sia questo l’obiettivo perseguito dalla giurisprudenza costituzionale”.

Per Priamo Bocchi (FdI) “il tema è complesso per questo è sbagliato seguire certe attitudini, la religione non c’entra, per la nostra regione questo progetto di legge non rappresenta una vittoria. Alle persone che si trovano in uno stato di fragilità, disperate perché sanno che non possono trovare risposte dalla medicina, va detto che la loro vita deve continuare ad avere un valore alto, queste persone non sono un peso, per questo devono essere sostenute, la morte non è mai la soluzione”.

Elena Ugolini (Rete civica) ha espresso perplessità di metodo: “Una decisione presa nei confronti di un malato all’interno di una commissione è comunque una sconfitta. La Corte costituzionale è già intervenuta sul tema e da allora abbiamo avuto 17 suicidi assistiti per cui nel nostro Paese c’è già un quadro che individua la non punibilità del suicidio medicalmente assistito. Ma la non punibilità non corrisponde a un diritto soggettivo di ottenere dal servizio sanitario un percorso che porti alla morte. Non dobbiamo portare sul livello burocratico-amministrativo la domanda di una persona di vivere in modo dignitoso”.

Valentina Castaldini (Forza Italia), pur avendo votato contro, ha riconosciuto il valore del processo: “Con questa legge, nel bene e nel male la Regione Emilia-Romagna detterà un modello, diventerà la terza Regione italiana a dotarsi di una disciplina sul suicidio medicalmente assistito in mancanza di una normativa nazionale. Nel 2023 l’assemblea non aveva i numeri per procedere e così si è scelto di intervenire con una delibera di Giunta. Io continuo a credere che la vita non può essere decisa da norme amministrative. Come consigliera regionale reputo giusto che si sia potuto discutere, emendare, votare a favore o contro una proposta di legge. Ho presentato degli emendamenti, alcuni dei quali sono stati accolti dalla maggioranza. Ora bisogna agire con trasparenza”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »