Emilia Romagna

La riconciliazione passa attraverso la giustizia

Questa sera a partire dalle 21.30 il Duomo di Modena si è riempito per una veglia in ricordo di Monica Esposito, la 55enne di Nonantola investita da Salim El Koudri il 16 maggio in via Emilia Centro, unica vittima di quell’attentato che ha lasciato dietro di sè tante ferite e tanta paura. La donna si è spenta nelle scorse ore, dopo aver lottato in condizioni disperate per oltre due mesi, cioè da quando venne travolta insieme al marito mentre transitava sul marciapiede, tra i primi ad essere investita dall’auto.

L’arcivescovo e il sindaco – insieme alla famiglia della donna – hanno concordato questo appuntamento di raccoglimento, cui hanno preso parte anche i tre figli di Monica, insieme ad altri parenti. All’iniziativa sono intervenute le autorità locali, le sindache di Nonantola e di Ravarino, insieme a diversi esponenti del mondo della politica e a numerosi cittadini che hanno riempito la Cattedrale in modo composto e silenzioso.

Una cerimonia durata circa mezz’ora, con l’organo che ha scandito gli interventi di Castellucci e di Mezzetti, intervallati da quello del Prefetto. Fabrizia Triolo ha infatti dato lettura del messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha indirizzato ad Angelo Ciccarelli, marito di Monica a sua volta investito e ora in fase di riabilitazione. Queste le parole del Capo dello Stato: “Ho appreso la triste notizia della morte di sua moglie, dopo due mesi di sofferenza, a causa del gravissimo crimine sulle strade di Modena. Desidero esprimere a lei e ai suoi figli la vicinanza della Repubblica e mia personale nella drammatica condizione che attraversa la vita della sua famiglia. Con grande solidarietà. Sergio Mattarella.”

Un momento della veglia-2

L’intervento del sindaco Mezzetti

Nel momento del cordoglio, il sindaco Massimo Mezzetti ha preso la parola evidenziando: “Ci sono momenti in cui le parole rivelano tutto il loro limite. Per quanto siano scelte con cura, per quanto nascano dal cuore, non riescono a colmare il vuoto che la morte lascia, né a misurare la profondità del dolore di chi resta”, ha esordito il primo cittadino. Pur nella loro insufficienza, le parole rimangono necessarie poiché “non pretendono di consolare, ma dicono a chi soffre che non è solo, che una comunità intera si ferma, partecipa e custodisce il ricordo di chi non c’è più”.

Il ricordo è andato subito alla tragica giornata che ha sconvolto il territorio. “Siamo qui per rendere onore e omaggio a Monica, per stringerci, con discrezione e affetto, attorno alla sua famiglia. Ma siamo qui anche come comunità profondamente ferita”, ha proseguito il sindaco. “Il 16 maggio non è stata spezzata soltanto la vita di Monica Esposito. Quel giorno sono state ferite altre persone, che porteranno nel corpo e nell’anima i segni di quella violenza. È stata ferita l’intera città di Modena, colpita nel suo senso più profondo di sicurezza, di convivenza e di umanità” .

Davanti a un dolore immenso, il monito per il futuro è stato netto: “Non dobbiamo permettere che il dolore si trasformi in odio. L’odio non restituisce ciò che abbiamo perduto e non costruisce un futuro migliore. Questo, però, non significa rinunciare alla giustizia. Al contrario. Dobbiamo chiedere con fermezza che sia fatta piena giustizia per Monica, per le persone rimaste ferite e per l’intera comunità”. L’intervento si è poi chiuso con un solenne impegno civile: “Monica resterà nella memoria delle nostre comunità, di Modena e di Nonantola. E insieme a quella memoria resterà il nostro dovere: non cedere all’odio, non arretrare davanti alla violenza ma non smettere mai di cercare ed ottenere giustizia”.

Mezzetti ha aggiunto a margine della cerimonia: “La rabbia che può nascere da quello che è accaduto non deve trasformarsi in odio, ma deve trasformarsi in richiesta di giustizia, una ferma e determinata richiesta di giustizia. Perché chi ha compiuto questo terribile gesto, questo attentato, dovrà pagare ed essere di fronte alla giustizia degli uomini, prima ancora che davanti alla giustizia di Dio.”

Le parole di Mons. Castellucci

“Per la famiglia, per gli amici, per tutta la città è un rinnovarsi della tragedia, quasi una seconda tragedia nella tragedia che già era stata causata da questo attentato del 16 maggio. Si può esprimere vicinanza, si può esprimere silenzio, per chi crede anche la preghiera e il desiderio di ricostruire. La famiglia ci dà un grande esempio avendo donato gli organi, segno che non vogliono lasciarsi travolgere dalla morte, dalla negatività, ma vogliono anche dare dei segnali di luce”, ha dichiarato Mons. Erio castellucci poco prima della veglia, durante la quale ha letto e commentato un brano del Vangelo di Giovanni.

“Quindi grande vicinanza, preghiera, silenzio e anche richiesta di giustizia, perché la riconciliazione passa attraverso la giustizia. In questi momenti, in questi giorni, è facile cadere nell’odio, ma è proprio quello che dobbiamo evitare, perché se cadiamo nell’odio la diamo vinta a chi scatena l’odio. L’odio richiama altro odio e non si finisce più – ha aggiunto il vescovo – Come ci ha mostrato anche la famiglia, dal dramma può scaturire anche un gesto di pace. Chi alimenta l’odio non fa altro che il gioco di chi lo ha scatenato.”

L'abbraccio con la famiglia-2


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