Cultura

acloudyskye – In a while this will all be gone

Skye Kothari sta conquistando un numero sempre maggiore di appassionati con il suo intrigante mix di elettronica, indie e post rock, chitarre dreamy e shoegaze, ben diverso dal primo periodo decisamente più sperimentale con singoli come “Parting Gift” e “Vanishing Point” o l’album “A Place Where Mountains Hide” tra il 2018 e il 2019.

Credit: Press

I dischi successivi (“Blood Rushing Like Current Through a Powerline” nel 2021, “What Do You Want!” del 2022, “There Must Be Something Here” due anni fa e “This Won’t Be The Last Time” l’anno scorso) hanno segnato una progressiva scoperta della melodia, di atmosfere decisamente introspettive.

Sorprendente se si pensa che Kothari da ragazzino voleva essere Jimmy Page dei Led Zeppelin ma è proprio questa inaspettata evoluzione a rendere interessante il nuovo album “In a while this will all be gone”. Gli accordi acustici e distorti, ad alto tasso emozionale di “Ila’s omen”, l’indie rock esplosivo di “Algae” sono un buon biglietto da visita per Kothari.

L’indole emo di “Down the drain” e “To tell you the truth” è una piccola sorpresa, sono brani vulnerabili questi e tra i più diretti mai scritti dal musicista di New York, che in “Diffuse” diventa ancora più malinconico senza rinunciare a una base elettronica sempre presente, nell’intensità martellante di  “Tomorrow/Fish storm” più che altrove, ma in modo meno assiduo che in passato.

“In a while this will all be gone” è l’album della maturità per acloudyskye, sensazioni confermate da “Surf/Ichor” e da “Ache” con quei poderosi crescendo finali, le chitarre e il piano dolenti e sognanti. Un altro bel viaggio quello intrapreso da  Skye Kothari, tra armonie non convenzionali e dolcezze alt – folk (“Izi’s oath”) senza cali di tensione.


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