blitz a Marco Simone. Sequestro e ordine di sgombero
Un’ex stalla rurale trasformata, nel completo spregio delle normative edilizie, in un vero e proprio borgo residenziale abusivo ad alto rendimento.
Nella giornata di ieri gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, appartenenti alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura specializzata nei reati urbanistici e al IV Gruppo “Tiburtino”, hanno apposto i sigilli a un complesso di 26 miniappartamenti in zona Marco Simone.
L’intervento è scattato in esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Prelomorari (GIP) del Tribunale di Roma per l’ipotesi di lottizzazione abusiva.
Dalla stalla agli appartamenti: il business degli affitti in nero
Le indagini condotte dai caschi bianchi hanno svelato una pesante speculazione edilizia: le abitazioni erano state ricavate integralmente negli spazi che un tempo ospitavano le stalle e i locali di servizio di una vecchia azienda agricola del comprensorio, senza che fosse mai stato richiesto o rilasciato alcun titolo abilitativo per il cambio di destinazione d’uso o per le opere murarie.
Oltre all’assenza dei permessi, gli accertamenti investigativi hanno portato alla luce un redditizio mercato immobiliare sommerse:
Contratti inesistenti: gli alloggi venivano concessi in locazione in totale assenza di contratti registrati;
Pagamenti in contanti: per ogni mini-alloggio gli affittuari versavano mensilmente somme cash variabili tra i 600 e i 700 euro;
Sgombero coatto: parallelamente al sequestro, il Pubblico Ministero ha firmato un’ordinanza che impone la liberazione e lo sgombero delle unità attualmente abitate entro il termine tassativo di dieci giorni.
Giro di vite sui titoli edilizi e la “rigenerazione urbana”
Il blitz condotto a Marco Simone non rappresenta un episodio isolato. L’attività investigativa rientra nel piano di coordinamento strategico diretto dall’VIII Dipartimento della Procura della Repubblica di Roma.
L’obiettivo dei magistrati e delle forze dell’ordine è garantire un capillare monitoraggio del territorio capitolino, con verifiche a tappeto sui titoli e sulle autorizzazioni presentate o rilasciate nell’ambito degli interventi della cosiddetta rigenerazione urbana, per impedire che la riqualificazione del patrimonio edilizio si trasformi in una copertura per speculazioni o abusi insanabili.
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