Don Bonifacio, il martire senza tomba: ecco dove si cerca il corpo scomparso da 80 anni
22 luglio 2026 – ore 19:30 – Ottant’anni dopo il martirio, resta ancora senza risposta l’interrogativo sul luogo in cui furono nascosti i resti mortali del beato don Francesco Bonifacio. Le ricerche proseguono tra Croazia, Slovenia, Serbia, Vaticano e archivi italiani, mentre la Chiesa di Trieste si prepara a ricordare il sacerdote istriano con un ampio programma di celebrazioni, pellegrinaggi, incontri di studio e iniziative culturali. Il calendario degli appuntamenti e gli aggiornamenti sulle indagini sono stati presentati ieri nella Curia vescovile di Trieste, nel corso di una conferenza stampa dedicata all’80° anniversario del martirio del sacerdote, ucciso nel settembre del 1946 e beatificato nel 2008 durante il pontificato di Benedetto XVI. Ad aprire l’incontro è stato il vicario generale della Diocesi, monsignor Marino Trevisini, che ha ricordato don Bonifacio come «un sacerdote umile e convinto, capace di trasmettere la fede attraverso una catechesi autentica». «Ha subito minacce, condividendo gli stessi pericoli della sua gente, ed è rimasto fedele alle persone fino alla fine», ha affermato Trevisini, sottolineando come il sacerdote avesse conformato la propria vita a Cristo e come il suo martirio continui ancora oggi a rappresentare un modello per i sacerdoti, per i giovani e per quanti sono chiamati a testimoniare la fede. La Diocesi intende far riscoprire soprattutto la dimensione quotidiana del ministero di don Francesco Bonifacio, impegnato nella catechesi, nell’educazione dei giovani, nella celebrazione dei sacramenti e nella costruzione della comunità cristiana. Nonostante le pressioni e le minacce, il sacerdote scelse di non abbandonare la propria gente e rimase accanto ai fedeli fino alla morte.
Secondo la ricostruzione storica, il suo assassinio maturò nel contesto delle violenze politiche e ideologiche del confine orientale nel secondo dopoguerra. La sua presenza e la sua attività pastorale erano considerate un ostacolo al progetto di allontanare il senso religioso dalla popolazione. Dopo l’uccisione, anche il corpo fu fatto scomparire, nel tentativo di cancellarne la memoria. Una memoria che, a distanza di ottant’anni, resta invece viva nelle comunità italiane, slovene e croate. Le manifestazioni promosse dalla Diocesi di Trieste, con il contributo del gruppo “Amici di don Francesco Bonifacio” dell’Azione Cattolica triestina, coinvolgeranno infatti i tre Paesi in un percorso condiviso di fede, riconciliazione e approfondimento storico. Il principale appuntamento religioso è previsto per venerdì 11 settembre, giorno della memoria liturgica del beato. Alle 18, nella cattedrale di San Giusto, sarà celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi. Nello stesso momento saranno celebrate altre due liturgie nei luoghi maggiormente legati alla vita e al martirio del sacerdote. A Crassiza la Messa sarà presieduta dal vescovo di Parenzo-Pola, monsignor Ivan Štironja, mentre nella cattedrale di Capodistria celebrerà monsignor Peter Štumpf.
Sabato 12 settembre si svolgerà invece il pellegrinaggio diocesano sui luoghi dei beati don Francesco Bonifacio e don Miroslav Bulešić, guidato dal vescovo Trevisi. La partenza è prevista alle 8 dal piazzale antistante la Risiera di San Sabba. Il programma comprende tappe a Grisignana e Crassiza, momenti di preghiera e la celebrazione della Messa nella chiesa di Santo Spirito. Dopo la liturgia è prevista la benedizione dei lavori di restauro della canonica, che sarà intitolata a don Bonifacio e ospiterà una collezione di memorie dedicate alla sua figura. Nel pomeriggio i pellegrini raggiungeranno Lanischie, in Ciceria, luogo del martirio del beato don Miroslav Bulešić, prima del rientro a Trieste. Il programma delle celebrazioni inizierà già giovedì 10 settembre, vigilia dell’anniversario. Alle 19.30, nella sede dell’Azione Cattolica di via Diaz 4, saranno presentati il libro curato da Mario Ravalico, “Vita e martirio di un uomo di Dio”, e il volume dedicato al “Sentiero Beato Bonifacio”, curato da Diego Masiello.
Giovedì 24 settembre, alle 17, a Pirano, il vescovo Trevisi e il vescovo di Capodistria, monsignor Peter Štumpf, benediranno le vetrate del battistero dedicate al beato don Francesco, realizzate dall’artista slovena Mira Ličen. Il 22 ottobre, sempre a Pirano, nella sede della Comunità degli italiani, si terrà un seminario di studio dedicato alla figura del sacerdote e al contesto sociale, politico e religioso nel quale maturò il suo martirio. L’iniziativa è organizzata dal Centro di cultura italiana “Carlo Combi” di Capodistria e vedrà la partecipazione di studiosi provenienti da Italia, Slovenia e Croazia. Nel calendario rientrano anche due iniziative promosse dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il 22 settembre, a Genova, si terrà un seminario nazionale di formazione per docenti sui temi del confine orientale, organizzato insieme a Federesuli. Un secondo seminario nazionale dedicato alla vicenda di don Bonifacio è previsto in ottobre a Pisa. È stata inoltre istituita una borsa di studio intitolata al beato, destinata a sostenere un alunno del Seminario interdiocesano “San Cromazio di Aquileia”. All’inizio di ottobre si terrà infine un concerto al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, organizzato dall’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Accanto alle celebrazioni, resta aperto il capitolo delle ricerche dei resti mortali del sacerdote. A illustrare gli sviluppi delle indagini è stato Mario Ravalico, principale biografo del martire istriano e incaricato dalla Diocesi di mantenere i rapporti con le autorità civili impegnate nelle verifiche. Le circostanze storiche dell’uccisione sono state in larga parte ricostruite, ma non esistono testimoni oculari del martirio, oltre ai tre responsabili indicati nei documenti raccolti negli anni. Questa assenza rende particolarmente complesso ricostruire la fase successiva all’omicidio e individuare il luogo nel quale il corpo fu nascosto. La famiglia del sacerdote e monsignor Giuseppe Rocco, ritenuto probabilmente l’ultima persona ad aver incontrato don Bonifacio, non smisero mai di cercare informazioni. Nei documenti ufficiali sono state indicate nel tempo almeno cinque possibili aree di sepoltura: la foiba dei Martinesi, le rive del Quieto, il bosco di Levade, una zona situata sotto i resti di lavorazioni agricole e il cimitero di San Vito. Nel corso degli anni è emersa anche una testimonianza scritta, conservata nell’archivio parrocchiale, relativa al possibile occultamento del cadavere in un terreno. L’area fu sottoposta a sondaggi, che tuttavia non produssero risultati. Una possibile svolta sembrò arrivare con la foiba dei Martinesi, situata poco distante dal luogo della scomparsa. Dopo alcune ricerche effettuate nel 2014 da speleologi, nel 2020 la Polizia croata avviò un’ispezione e recuperò alcuni resti umani.
I due nipoti di don Bonifacio si sottoposero all’esame del DNA, ma nel maggio del 2022 gli accertamenti esclusero qualsiasi collegamento con il sacerdote. I resti analizzati appartenevano infatti a una donna. Un’altra pista condusse al bosco di Levade e al piccolo cimitero di San Bortolo, ma anche queste ipotesi furono successivamente archiviate dalla Procura croata, che ritenne insufficienti gli elementi raccolti. Nel 2011 il Parlamento croato aveva approvato una legge dedicata al ritrovamento e alla degna sepoltura delle vittime del regime comunista jugoslavo, creando le condizioni giuridiche per riaprire e intensificare anche il fascicolo relativo a don Bonifacio. Le ricerche documentali hanno coinvolto negli anni archivi italiani, croati e sloveni. Sono stati esaminati documenti a Trieste, Pisino, Fiume, Zagabria, Capodistria e Lubiana, oltre agli archivi parrocchiali di Grisignana, nei quali sarebbero indicati i nomi dei tre esecutori materiali del delitto. Le informazioni acquisite hanno consentito di approfondire la dinamica dei fatti, ma finora non hanno permesso di individuare il luogo di sepoltura. Un ulteriore fronte riguarda gli archivi di Belgrado, dove potrebbero essere conservati documenti dell’Armata jugoslava. Un primo tentativo di accesso, avviato attraverso il console generale di Serbia a Trieste, non ha dato risultati. L’ambasciatore italiano a Belgrado ha quindi trasmesso una nota verbale al Ministero degli Esteri serbo, chiedendo formalmente l’accesso agli atti conservati negli archivi, compreso quello militare, relativi alla vicenda del sacerdote.
Nel marzo del 2026 anche l’ambasciatore italiano a Zagabria aveva inviato una nota verbale al Ministero degli Esteri croato, sollecitando un’intensificazione delle indagini. Ulteriori pressioni sono state esercitate attraverso la Nunziatura apostolica a Zagabria. Altri approfondimenti sono stati avviati negli archivi vaticani, sia nell’Archivio apostolico sia in quello della Segreteria di Stato. Le ricerche hanno interessato anche l’archivio dell’Ufficio per le zone di confine presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, istituito nel 1946 su iniziativa di Giulio Andreotti. Un altro possibile percorso porta agli archivi britannici, già rivelatisi utili nelle ricerche relative alla vicenda di padre Placido Cortese. L’ipotesi più recente riguarda il cimitero di San Vito. Nel 2024 un’anziana residente a Trieste, originaria di una frazione di Grisignana, ha sottoscritto una dichiarazione contenente una testimonianza indiretta attribuita a uno degli esecutori del delitto. Secondo il racconto, il corpo di don Francesco sarebbe stato sepolto clandestinamente nel cimitero, sotto una bara, senza però ulteriori indicazioni utili a identificare con precisione il punto. La dichiarazione è stata consegnata alla Procura di Pola, che ha avviato indagini e sondaggi. La prima sessione di scavi si è conclusa senza risultati, ma la Procura ha disposto la prosecuzione delle ricerche. La Polizia di Pola avrebbe inoltre individuato nuovi elementi negli archivi di Zagabria, alimentando la speranza che le verifiche possano condurre, dopo ottant’anni, a una risposta definitiva. Al di là dell’esito delle indagini, è stato sottolineato durante la conferenza stampa, il lavoro svolto ha già permesso di riallacciare rapporti tra Italia, Slovenia e Croazia e di costruire un percorso comune nella ricostruzione della verità storica sul confine orientale. Per il programma completo e per le iscrizioni al pellegrinaggio è possibile contattare l’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Trieste ai numeri 040 3008471 e 335 5318802, consultare il sito diocesano o scrivere all’indirizzo dell’ufficio pellegrinaggi.
Articolo di Francesco Viviani




