Sicilia

Stragi ’92 e ’93, un pentito: attacchi allo Stato per fargli abolire 41 bis

La mafia era convinta che «facendo attacchi allo Stato avrebbero abolito il 41 bis e il carcere duro». A dirlo, questo pomeriggio in videocolllegamento col tribunale di Firenze, il collaboratore di giustizia Giovanni Ciaramitaro, un altro dei testimoni al processo contro Salvatore Baiardo che, a differenza di stamani, non ha assistito all’udienza da remoto per motivi di salute.
L’ex gelataio di Omegna, legato ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, è accusato di agevolazione mafiosa e calunnia continuata e aggravata al giornalista Massimo Giletti e all’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca. Ciaramitaro nella sua deposizione ha citato più volte l’amico di vecchia data Francesco Giuliano.

«Mi riferì – ha rievocato – che avevano contatti con Silvio Berlusconi, lo chiamavano ‘quello di Canale 5’». Tuttavia, anche se partecipava a incontri importanti con esponenti di Cosa nostra ‘non era Giuliano ad avere contatti diretti».

Il pentito ha aggiunto che gli obiettivi delle stragi erano scelti «da soggetti esterni, che erano di Cosa Nostra ma non erano di Cosa Nostra». E quando il pm Leopoldo De Gregorio gli ha citato una sua vecchia affermazione (“Erano proprio i politici a indirizzare gli obiettivi da colpire perché noi palermitani non è che siamo tanto intelligenti e acculturati da dire voglio andare a colpire un monumento e si va”), Ciaramitaro ha risposto in modo netto: «Sì, confermo». Nella sua deposizione il teste si è anche soffermato sull’ipotesi di colpire la Torre di Pisa.

«Ne sentii parlare da Cosimo Lo Nigro, se non ricordo male» ma «non se ne fece niente perché non c’era più nessuno che finanziava i viaggi» dopo che “erano stati arrestati i Graviano» a gennaio 1994 e anche «Nino Mangano e Leoluca Bagarella» l’anno successivo, tra gennaio e giugno 1995. Ma, secondo quanto emerso dalla ricostruzione, sarebbero stati soprattutto i due fratelli palermitani a finanziare le trasferte dei gruppi operativi. Dopo il loro arresto, ha ribadito Ciaramitaro, «anche Spatuzza si lamentava che nessuno pagava più».


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