Calabria

Vibo, le nuove leve della ’ndrangheta. La Procura va in Cassazione

La Procura generale di Catanzaro porta davanti alla Corte di Cassazione la questione processuale che ha determinato lo stop all’appello nel procedimento sulle cosiddette “nuove leve” della ’ndrangheta vibonese. La sostituta procuratrice Raffaela Sforza ha infatti impugnato l’ordinanza con cui, nei giorni scorsi, la Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Battaglia, aveva dichiarato inammissibile il gravame del pubblico ministero contro la sentenza emessa il 9 luglio 2025 dal Tribunale di Vibo Valentia. Il ricorso non riguarda il merito delle contestazioni mosse agli imputati, ma investe esclusivamente la questione, di carattere processuale, relativa alle modalità di deposito dell’atto di appello.

La decisione della Corte d’Appello era maturata dopo l’eccezione sollevata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè, difensori rispettivamente di Domenico Macrì e Michele Manco. Secondo il collegio, l’appello della Direzione distrettuale antimafia, depositato il 21 novembre 2025 in forma cartacea, avrebbe dovuto essere presentato esclusivamente attraverso il portale del processo penale telematico, come previsto dalla disciplina entrata in vigore dal 1° gennaio 2025 per i procedimenti ordinari. Da qui la dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione, senza alcun esame delle questioni di merito.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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