Piemonte

il suicidio da stress lavorativo riconosciuto come infortunio sul lavoro – Torino Oggi


Anche un suicidio può essere considerato un infortunio sul lavoro.

Lo ha stabilito il tribunale di Torino, con la sentenza emessa il 20 luglio 2026 dal giudice Paolo De Maria con rito abbreviato in relazione al caso di Renato Fesce, autista della Af Logistics morto suicida il 13 marzo 2023.

Le motivazioni verranno pubblicate entro il 18 ottobre 2026.

Antonio Ferrari, all’epoca datore di lavoro e presidente del Cda di Af Logistics spa), è stato condannato a 8 mesi di reclusione per omicidio colposo.

Pasquale Martucci, preposto di fatto del magazzino di Rivalta (Torino) dove la vittima lavorava, è stato condannato a 1 e 8 mesi di reclusione, per stalking (612 bis c.p.) e morte come conseguenza di altro delitto (586 c.p.). È stato condannato come autore materiale delle condotte vessatorie e gestore dei pesantissimi ritmi lavorativi di Fesce che hanno causato uno stress lavorativo e una prostrazione psicologica – di cui Martucci sarebbe stato consapevole – che lo hanno poi portato al suicidio.

La Af Logistics spa è stata condannata a una multa di 42mila euro in base al D.Lgs. 231/2001.

Risarcite le parti civili: associazione Sicurezza e Lavoro, Filt, Sì Cobas.

«Ringraziamo il dottor Vincenzo Pacileo per le complesse indagini avviate e la pm Rossella Salvati per l’ottimo lavoro svolto, che ha portato a una sentenza ‘storica’ per la salute e sicurezza sul lavoro in Italia: viene stabilito che anche un suicidio può essere considerato un infortunio sul lavoro» – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro (l’associazione, parte civile, assistita dall’avvocato Giacomo Mattalia, è stata risarcita nel processo).

«In attesa di leggere le motivazioni della sentenza per i dettagli – continua Quirico – possiamo dire che il lavoratore è stato vittima di condizioni di lavoro stressanti che hanno portato al gesto anti-conservativo. È stato sancito il principio che l’ambiente di lavoro influisce sulla salute mentale del lavoratore ed è un obbligo del datore valutarlo».




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