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La casa è un diritto, non una merce. L’appello delle associazioni perché l’Europa cambi rotta

Movimenti, sindacati e associazioni di diversi Paesi chiedono all’Unione europea di cambiare rotta: stop alla finanziarizzazione dell’abitare, più edilizia pubblica e un ruolo diretto della società civile nelle scelte comunitarie. “Le persone prima delle armi e della speculazione”.

Mentre Bruxelles discute di riarmo, difesa comune e nuovi investimenti militari, un’altra Europa prova a rimettere al centro una questione sempre più esplosiva: il diritto alla casa. È da questo conflitto di priorità che nasce l’appello europeo promosso da movimenti per il diritto all’abitare, sindacati degli inquilini e organizzazioni sociali di numerosi Paesi, convinti che l’emergenza abitativa sia ormai una delle principali fratture sociali del continente.

Il punto di partenza è politico prima ancora che urbanistico. Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente ridotto gli investimenti nel welfare e nell’edilizia pubblica mentre il mercato immobiliare è diventato sempre più terreno di rendita finanziaria. Il risultato è stato: affitti fuori controllo, patrimonio pubblico insufficiente, sfratti, espulsione dei residenti dai centri storici e milioni di persone che destinano una quota crescente del proprio reddito per avere un tetto.

In questo scenario continua a crescere anche il numero degli immobili lasciati vuoti perché più redditizi come asset finanziari che come abitazioni. Una contraddizione che, secondo l’appello, racconta meglio di qualsiasi statistica la trasformazione della casa da diritto sociale a bene speculativo. Non è un caso che il documento prenda posizione anche contro la recente risoluzione del Parlamento europeo sul diritto alla casa. Per i promotori si tratta di un testo che evita di affrontare le cause strutturali della crisi abitativa: la finanziarizzazione del mercato, la scarsità di edilizia pubblica, l’assenza di un controllo efficace degli affitti e il peso crescente della rendita immobiliare.

Le richieste rivolte alle istituzioni europee sono nette. La prima è definire finalmente, con criteri vincolanti, cosa debba essere davvero l’edilizia residenziale pubblica e sociale, destinando le risorse pubbliche prioritariamente ai soggetti vulnerabili. La seconda è l’istituzione di un Fondo europeo dedicato alla manutenzione e alla riqualificazione energetica del patrimonio pubblico esistente, privilegiando il recupero degli immobili vuoti anziché nuovo consumo di suolo. La terza riguarda la democrazia: i movimenti chiedono che le reti civiche, i sindacati inquilini e le organizzazioni dei residenti partecipino stabilmente ai processi decisionali dell’Unione, a partire dal Summit europeo sulla casa previsto a Dublino nel novembre del 2026.

Tra le richieste anche un intervento deciso sul mercato degli affitti brevi. La proposta legislativa europea attesa entro la fine dell’anno deve essere un passaggio decisivo per arginare la turistificazione delle città, fenomeno che in Europa sta progressivamente espellendo residenti, studenti e lavoratori dai quartieri centrali.

L’appello guarda oltre l’emergenza e propone una diversa idea di Europa. Non quella che affronta le crisi esclusivamente attraverso il mercato, ma quella che considera la casa un diritto fondamentale da garantire con investimenti pubblici, regole comuni e partecipazione democratica.

A promuovere il documento sono: Unione Inquilini, International Alliance of Inhabitants, il Rassemblement Bruxellois pour le Droit à l’Habitat, le organizzazioni greche Wind of Renewal e Xespitogatos, insieme a Social Forum Abitare, Sbilanciamoci, Rete dei Numeri Pari e Transform! Italia. A questi si sono aggiunte, s si stanno aggiungendo, decine di associazioni da: Italia, Spagna, Grecia, Germania, Austria, Norvegia, Regno Unito. L’obiettivo è arrivare ai prossimi appuntamenti europei sulla casa con una piattaforma condivisa, capace di riportare il diritto all’abitare al centro dell’agenda dell’Unione, perché “non può esserci un’Europa della pace, della giustizia sociale e della transizione ecologica se la casa continua a essere trattata come una merce e non come un diritto”.

Qui il link all’appello e ai firmatari, in aggiornamento


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